Libiamo nei lieti calici al Regio di Parma.

 

Gilberto Gamberini

 

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Copyright © 2004-2008  [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

 

foto intervento

Libiamo nei lieti calici al Regio di Parma.

 

Mia nonna materna amava il colore nero, il suo abito nero, i suoi lustrini e il suo cappello con l’eterna veletta calata sul viso, ne accentuava la sua aria dolce e misteriosa.

Mia nonna non era ricca, lavorava dalla mattina alla sera, ma si concedeva delle cose, amava vestirsi bene e la musica: a lei piacevano le cose belle.

Mia nonna aveva una sua coerenza anche se a volte questo alimentava la sua solitudine.

 

Come è tipico della tenacia contadina nelle terre assolate della Emilia e della Romagna, in cui il sole accentua i sapori e gli umori.

Sotto il fascismo mia nonna materna immancabilmente ad ogni ricorrenza del primo maggio, si infilava un garofano rosso all'occhiello dell'abito e lo stesso faceva ad ogni ricorrenza della morte di Filippo Turati, uno dei fondatori del partito socialista.

 

Come è tipico della tenacia contadina nelle terre assolate della Emilia e della Romagna, in cui il sole accentua i sapori e gli umori.

 

Nessuno riuscì ad impedirle quel gesto, silenzioso coerente e non violento.

La richiamavano all'ordine, dapprima nel quartiere, poi, più in alto ancora, la minacciarono, ma lei come se fosse nulla continuò la sua strada silenziosa con quel suo incedere elegante, anche quando era vestita da lavoro, di chi può sempre alzare il capo perché non lo ha piegato mai.

Mia nonna raccontava del teatro, del teatro comunale di Bologna….

 

del palco che lei teneva, a costo di sacrifici enormi, e raccontava delle occasioni in cui andava al teatro Regio di Parma.

Sei ami la vita, sei ami la musica lirica non puoi non andare al teatro Regio di Parma. Per un emiliano o un romagnolo la lirica rappresentava la canzone di oggi, la cantavano tra amici alla sera nella piazza principale o l'ascoltavano da un vecchio grammofono a manovella.

 

Li accompagnava lavorando, dal barbiere e nei negozi e spesso erano loro stessi a cantarla.

Al Teatro Regio di Parma, nel retro dei  palchi, negli intervalli, affettavano il prosciutto crudo, tagliavano spicchi di parmigiano e innaffiavano il tutto con lambrusco.

E la vita scorreva tra le musiche di Giuseppe Verdi e il libiam della Traviata “libiam nei lieti calici che la bellezza infiora E la fuggevol ora s’inebri a voluttà Libiam nei dolci fremiti che suscita l’amore, poiché quell’occhio al core onnipotente va Libiamo amore, amor tra i calici, più caldi baci avrà”

Gilberto Gamberini

 

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