il Primo Maggio di  Libero Strazzari

 

Gilberto Gamberini

 

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Copyright © 2004-2008  [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

 

 

foto intervento

Libero Strazzari, era un uomo semplice, il suo nome rispecchiava il suo modo di essere: libero.

Abitava a Budrio in provincia di Bologna, faceva l’imbianchino di giorno, ma di notte studiava, leggeva e con la lettura si sentiva ancora più libero, perché spaziava in altri luoghi ed in altre  realtà.

Leggeva Bakunin, Marx, Lenin, Gramsci, Curiel, la storia della Unione sovietica, e le teorie della evoluzione di Darwin.

Era il suo mondo.

Ed io di notte lo spiavo a leggere e a fumare, con la finestra aperta ai rumori e ai suoni della  notte.

Si accorgeva di me e mi invitava a sedermi accanto a lui e mi raccontava tutte quelle storie come fossero delle fiabe.

Mi raccontava della sofferenza umana e del suo riscatto, delle speranze dell’uomo in un mondo nuovo e diverso.

E poi con la sua voce da baritono cantava le arie del barbiere di Siviglia ed io bambino ero affascinato e avrei voluto imitarlo.

Libero era un pacificatore: veniva chiamato in tutte le questioni famigliari e del paese perché lui aveva sempre la parola giusta per tutti e trovava sempre una soluzione che accomodava i dissidi.

Come soleva ripetere la pace bisogna amarla e sentirla dentro per poterla trasmettere fuori.

Il primo maggio metteva all’occhiello il garofano rosso e scendeva in piazza: era quella la sua festa.

 

Gilberto Gamberini

 

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