Ragazzi di Strada: gli invisibili

Gilberto Gamberini
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"Sono
tra i 100 e i 150 milioni nel mondo e l'Europa non è immune da questo fenomeno,
specialmente nei Paesi dell'Est: sono i ragazzi di strada, le prime vittime
"della disgregazione familiare, dell'urbanizzazione forsennata, delle
migrazioni". Per loro si auspica, a livello ecclesiale europeo, la
creazione di "un coordinamento regionale delle diverse forze apostoliche,
con una agenda concreta delle varie attività pastorali, per promuovere una nuova
sensibilizzazione sul problema". A parlare è l'arcivescovo Agostino
Marchetto , segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli
itineranti, l'organismo vaticano promotore del I incontro europeo per la
pastorale dei ragazzi di strada (Roma, 25-26 ottobre), che ha visto circa 40
partecipanti dalla maggioranza dei Paesi europei e testimonianze anche da
Bolivia, Brasile, India, Filippine, Perù. "
"in
Portogallo, ad esempio, "il fenomeno dei bambini di
strada è presente nella periferia e nelle antiche zone delle grandi
città". Di solito sono gruppi di adolescenti tra i 10 e i 16 anni, per la
maggior parte maschi. Lo ha raccontato mons. Josè Francisco S. Alves,
vescovo di Portalegre-Castel Branco. "Dietro di loro si scoprono storie di
povertà, disoccupazione dei genitori, mancanza di un abitazione adeguata. In
altri casi sono il risultato di piaghe sociali come droga, prostituzione o
alcool, o di situazioni d'immigrazione e sradicamento familiare e sociale.
Oltre a questo si riscontra l'incapacità della scuola nel dare una risposta a
questi casi". Un fenomeno che "richiede - ad avviso di mons. Alves -
una particolare attenzione da parte dei governi europei e della Chiesa".
In Portogallo, grazie alle istituzioni pubbliche e della solidarietà sociale,
dei religiosi e delle parrocchie, "abbiamo evitato che alcune migliaia di
bambini vivano nella strada". Tra le tante iniziative, il "Projecto
Rua" dell' Istituto de Apoio à Criança, che "dal 1989 ha tolto
dalle strade di Lisbona circa 600 bambini" e la Obra da rua fondata
nel 1940 da p.Americo, con cinque "Casas do Gaiato" che accolgono 450
ragazzi. In 65 anni sono stati accolti 8.000 ragazzi. Tra le regole educative:
auto-governo e clima di autonomia, esercizio della libertà e senso di
responsabilità, lavoro comunitario e apprendistato professionale, educazione
alla fiducia e all'autostima, educazione religiosa e spirituale."
"In
Romania e Moldavia lavora da 13 anni l'organizzazione
austriaca Concordia, con progetti specifici per i bambini di strada. A
Bucarest ce ne sono circa un migliaio, "un quarto di essi sono ragazze, un
terzo sono probabilmente Rom", ha detto padre Georg Sporschill,
presidente dell'organizzazione. "Dopo la svolta politica la situazione è
migliorata, per i bambini più piccoli si riesce a provvedere. Ma il grande
problema sono i giovani tra i 14 e i 24 anni, dei quali la gente ha
paura". A Bucarest Concordia ha aiutato finora più di 1000 bambini.
Ma in Moldavia la situazione è peggiore: secondo i dati ufficiali ci sono oltre
50.000 bambini abbandonati, anche se "i bambini di strada non si vedono
perché la polizia mantiene l'ordine, le case statali sono problematiche e
spesso non hanno il denaro necessario. I più poveri sono i bambini negli
ospedali". Il metodo dell'organizzazione consiste nel contattare i ragazzi
per strada, in genere "con un giovane che una volta era bambino di
strada". Poi vengono inseriti in un centro sociale, fornita un'istruzione
scolastica, l'apprendimento di un lavoro. La preghiera, chiaramente, non manca
mai. Alla fine del 2006 è prevista l'apertura a Bucarest di "Casa
Europa" che potrà ospitare 120 giovani e ospiti dai Paesi dell'Est e
dell'Ovest."
"In
Italia racconta invece i suoi drammatici incontri con
i ragazzi di strada, nelle zone più malfamate di Roma, Chiara Amirante,
fondatrice dell'Associazione Nuovi orizzonti, nata nel '94: "Questi
incontri hanno ferito il mio cuore. L'incontro con Maria, che a soli 17 anni
era stata costretta a bere più volte sangue di animali e a partecipare a messe
nere con violenze abominevoli sui bambini. L'incontro con Claudia, 16 anni, che
per aver aiutato un'amica a scappare dal giro della prostituzione ha visto
questa sua stessa amica morire di una morte orribile". Migliaia di giovani
sono passati nelle comunità di "Nuovi Orizzonti" e si sono
moltiplicati i centri di accoglienza, le équipe di strada, i centri di ascolto
in Italia e all'estero. "Gli stessi ragazzi accolti – ha detto – hanno
subito sentito l'urgenza di impegnarsi in una pastorale di strada che veda come
protagonisti non tanto dei bravi predicatori ma dei testimoni che sappiano
annunciare con forza ciò che l'incontro con Cristo ha operato nella loro
vita"."
fonte
SIR RAGAZZI DI STRADA VITE DA SALVARE
Sono
un problema psicologico, psicoterapeutico, umano ed umanitario.

Ragazzi di
strada,
la cattiva
coscienza del mondo civile,che,
riesce a creare
emarginazione.
Diritti e
benessere per una parte,
ombre e strade obbligate
del dovere, non cercato, per altri,
nella strada del
sopravvivere,
quando il
semplice vivere diventa un lusso.
Ragazzi di
strada sono il nostro alter ego,
il nostro
specchio contrario, di quello, che,
avremmo potuto o
potremmo essere ,
ecco perché
evitiamo di guardarci in quello specchio,
per la paura di
vedere un qualcosa, che, non vorremmo mai vedere.

La nostra vita è
una foto sviluppata e stampata,
dalla scenografia
invitante,
loro sono il
negativo irriconoscibile.
Sono gli
invisibili, che, non vogliono farsi vedere
e quando lo
fanno, lo fanno in modo dirompente e sguaiato, oltre la misura .
Sono gli
invisibili,
perché non
vorremmo che esistessero,
sono i fantasmi
che vorremmo, muti e felici, nel loro mondo
e che vorremmo
non entrassero mai nel nostro.
Chi sono e come
si diventa fantasmi ed invisibili?
Sono i rimasugli,
i detriti, la
spazzatura del nostro vivere,
dei nostri vizi e
della nostra società dai consumi esasperati, senza ritorni.

Sono i
deboli, i fragili, i delusi, i soli del
mondo.
Sono gli usa e
getta,

Sono gli
apparentemente liberi
Ed, allo stesso
tempo, sono quelli che hanno il più alto muro del ghetto,che,
mai uomo abbia
costruito, attorno a loro.
Sono gli
emarginati, che, vivendo e nutrendosi di emarginazione,
creano, altra ed
ancora più grande, emarginazione.
E’ un fossato che
progressivamente si allarga,
riempiendosi di
violenza, paure, inganni per la sopravvivenza quotidiana, bugie e menzogne,
ansie, paura,
angoscia, disperazione, che,
si annulla e si
dilata nell’alcool, nella droga
e negli
interminabili silenzi
o nelle
dirompenti urla, senza risposta.

In ognuno di
loro,
c’è l’aspetto
negativo di noi,
il rovescio della
medaglia della abbondanza,
un secchio già
svuotato,
un tegame già
grattato dai rimasugli di cibo,
sono il nostro
cattivo odore,
la nostra puzza
insopportabile,
gli occhi
allucinati, gli sguardi pazzi,
i discorsi senza
senso e senza scopo,
le idee confuse,
la non certezza e
i non scopi, di cose e gesti,che, per
noi,
sono noiose e
obsolete ovvietà.
Sono lì, eppure
sono altrove.
Sono lì, eppure
c’è un muro invalicabile tra noi e
loro.
Sono il nostro
inconscio collettivo.
Sono coloro, che,
se lasciati a loro stessi, alimenteranno il popolo della notte, il popolo degli
invisibili e dei fantasmi, che, si
rivelano per uomini
solo quando
urinano negli anfratti e nei passaggi ameni, e, come cani, lasciano il segno di
se,
delimitando un
territorio che non c’è,
nella dimensione
del niente.

Gilberto Gamberini
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