
Capossela, il gigante e il mago, il re dei pagliacci.
Ma ci sono persone a cui non interessa essere re, basta essere.
Fare divertire è la più difficile delle arti.
Pagliaccio si….ma in senso vero, l’arte di ipnotizzare, a bocca aperta, come
bambini, tra zucchero filato e palloncini colorati.
Un mix da Fellini ai clown dei circhi equestri vecchia maniera.
Il clown, può essere solo,
oppure accompagnato dalla orchestra “la banda della salvezza” Salvezza da un
mondo sempre più stupido e abbruttito dalle vetrine alle quali ti puoi solo
avvicinare ma ti senti escluso.
Soliloqui alla luce di una vecchia lampada che oscilla e crea giochi di ombre,
con la ricerca della propria intimità e timidezza, nascosta, che, solamente
coltivandola, permette alla propria personale pazzia di emergere.
Alla ricerca di una particolare e sempre eterna verità quella
dell’anima, scoperta con la gioia di un bambino che tocca e che fa
suo quello che gli appartiene.
Dice Capossela “io continuo
ad abitare dentro alle mie canzoni, come Marylin abitava dentro ai suoi film”
forse però Capossela non ha fatto l’errore di Marilyn, di ritenere di
conservare la sua purezza salendo le salendo le scale della celebrità.
Ad ogni gradino aumentava la sua solitudine.
“Nude le strade, nude le insegne, nuda sei tu”
Un paradosso, la nudità come tristezza diviene nudità di incontro e di
essenzialità, quasi procreativa.
L’uomo ingabbiato,
prigioniero, ma paradossalmente più libero di fare e di dire, un paradosso alla Alekos Panagulis.
Ma “libero incatenato” fino ad un certo punto perché i “domatori” hanno le
chiavi della tua cella e possono anche scalare le sbarre, perché la tua
apparente forza è anche fragilità.
Ed allora ti rifugi in un’anima più nascosta che nessuno comprende: “l’anima
delle cose” degli oggetti toccati, degli strumenti, che evocano emozioni
ancestrali.
La povera gente mangia riso
e poi si ritrova in paradiso, un posto bellissimo e trasparente dove va la
brava gente dicevano in una vecchia canzone i nuovi angeli.
L’angelo demone Capossela parla del paradiso dei calzini dove
finalmente possono ritrovarsi vicini i calzini spaiati e centrifugati dalla
vita.

Birra come Goran Bregovich di cui ricorda la “gitaneria”
e forse la stessa lucida e confusa pazzia.
Quella del pazzo buono, che gli indiani d’America rispettavano e che poteva
dire tutto quello che voleva.
Ma già dire, con commozione, è una grande pazzia, in un mondo che urla o che
striscia.
“Quando la messa è finita
quando si incaglia la vita
quando soffia forte il vento
quando il lume sembra spento
e si fa scuro tutto attorno
e non c’è niente del Gran Giorno
puoi pregare d’incontrare
il gigante e il mago
Quando è finito il ballo
e non ci sono più parole …
quando il treno è gia’ passato …..
quando il freddo è nelle ossa
solo allora puoi trovare
il gigante e il mago…..”
Forse dentro di te o forse
guardandoti intorno tra le luci fioche, trovi uno come te che percorra la strada accanto
a te, con la medesima timidezza, senza spada, ma roccia.
fonte
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