Comunicazione: Parlare in pubblico.

All’Ordine dei Medici di
Udine alle ore 19,00 Il quarto incontro
del Corso di Ipnosi e Comunicazione Ericksoniana
2009 ….
Capitolo XXIV Comunicazione:
Parlare in pubblico…..Basta chiudere gli occhi e dire quello che pensate…Se vi
corrono dietro, o piacete molto oppure era meglio non dire quello che avete
detto….
Il corpo e la
parola…strumento dell’anima
Potremmo provare prima….
Le prove e gli allenamenti aumentano la nostra sicurezza.
Tutto si impara e niente è
innato.
Se per qualcuno lo è vorrà dire che dovrà allenarsi di meno.
Ma, è, comunque, un piacere
cimentarsi ed imparare quello che ancora non conosciamo.
La metafora di Piccolo-Piccolo e
Schwarzenegger
Nella contea di Buda erano
nati nello stesso giorno due bambini: uno era piccolo piccolo, per cui lo
chiamarono così, l’altro era grande e forte perciò lo chiamarono
Schwarzenegger.
Piccolo-Piccolo voleva diventare grande e forte come Schwarzenegger, allora
andò a cercare un maestro taoista affinché lo aiutasse. Il maestro gli disse di
allenarsi 10 ore al giorno. Piccolo-Piccolo lo fece, ma non successe nulla.
Tornò dal maestro che gli disse di allenarsi ancora di più, per 15 ore al
giorno. Piccolo-Piccolo seguì il consiglio ma non bastò ancora perché, non
appena affrontò Schwarzenegger, fu sconfitto. Piccolo-Piccolo tornò avvilito dal
maestro che serenamente gli disse di allenarsi ancora di più, per 20 ore al
giorno. Piccolo-Piccolo eseguì ma, quando incontrò in campo aperto
Schwarzenegger, andò a finire come la volta precedente. Tornò dal maestro
ancora più avvilito. Il maestro lo guardò negli occhi e gli disse: “ Devi
allenarti ancora di più. Non diventerai mai forte come lui, perché ciò è nella
natura delle cose e noi dobbiamo sempre seguire il ritmo naturale del mondo. Ti
sei mai chiesto che, se in questa assurda gara tu non ti ponessi come modello
Schwarzenegger ma te stesso, in altri campi tu lo avresti, con facilità e senza
allenarti già sconfitto più volte? Ma io voglio aiutarti ancora. Ti insegnerò
le antiche arti marziali e tu lo sconfiggerai con un po’ di furbizia. Ma devi allenarti
24 ore al giorno!”
Piccolo-Piccolo aveva
finalmente capito, era però sconcertato dal fatto di doversi allenare 24 ore al
giorno. Allora chiese: < < Ma maestro e dormire?>>
Il maestro lo guardò sorridendo e gli disse: “Dopo!”
Tutto quello che potrebbe
essere è possibile che sia, anche le cose più impensate.
Nessuna cosa è un problema se io non l’affronto come un problema.

Proviamo davanti ad uno
specchio….
guardiamoci a dire e a parlare,
senza leggere su un foglio,
ma leggendo in noi.
Potremmo segnare su un
foglio delle parole chiavi:
che aprono le porte per altri collegamenti,
che noi conosciamo.
Potremmo registrare la
nostra voce, riascoltarla, osservarne pause e intonazioni, accentuazioni,
volume.
Potremmo riprenderci con una
telecamera e correggere le ultime cose, sintonizzare i movimenti del corpo,
della voce, degli occhi e dell’anima.
Preparatevi prima….non
stancatevi mai di farlo….
Ma poi quando sarete davanti al pubblico
dovete fare tabula rasa di tutto quello che avete imparato,
per conservare la
spontaneità dei gesti e delle vostre parole.
E quando siamo li….col
pubblico di fronte.
Rilassatevi. Nessuno è li
per sbranarci…ma per ascoltarci.
Non dobbiamo pensare a
quello che loro vogliono ascoltare…perché noi non sappiamo cosa loro
vogliono…non li conosciamo uno per uno….loro vogliono solo ascoltare…
Dobbiamo parlare per uno di
loro…o per tutti…
Possiamo guardarli uno ad
uno….
Quando abbiamo paura di
parlare in pubblico,
potremmo fissare un ipotetico punto della sala,
o quegli occhi che ci seguono con attenzione o fissare il nulla,
guardare senza guardare,
per leggere in noi stessi
Possiamo guardarli uno ad
uno….
Quello che importa è:
non preoccuparsi di quello che vogliamo dire o non dire.
Il nostro inconscio, come
diceva Milton H Erickson,
sa sempre cosa dire e come dirlo,
lasciamolo fluire.
Chiudiamo gli occhi,
se occorre,
affinché nulla intorno ci disturbi.
Le parole verranno senza
costringerle,
perché dentro di noi sappiamo cosa dire,
lo abbiamo sempre saputo.
Dobbiamo solo leggere in
noi.
Se siamo preoccupati o tesi
o abbiamo paura di fare quello che stiamo facendo, ammettiamolo a noi stessi,
non c’è paura a comunicare la nostra paura,
è sempre così la prima volta delle cose,
la prima volta di tanti altri momenti della nostra vita.
Diciamolo anche a chi ci
ascolta….
al pubblico di fronte a noi.
Avviciniamoci a loro,
comunicando quello che siamo,
e mai quello che non siamo,
ed anche loro….se lo vorranno…. si avvicineranno a noi.
A volte la timidezza si
esprime così,
dandosi mille personali risposte,
alle proprie mille domande.
Le domande possiamo porcele anche noi,
anche se non sempre serve farlo,
ma, le risposte:
devono sempre darcele gli altri.
Una volta,
‘a Bologna, accadde, che,
due ex compagni di scuola,
un uomo e una donna,
si rincontrarono dopo molti anni.
Lei gli disse,
uso la traduzione letterale dal bolognese,
perché èsprime di più il concetto
“sai…a quei tempi..io ti avrei fatto un pigiama di saliva…
ma tu eri così malgustoso…!
(mi piacevi un sacco ma tu ti davi un sacco di arie….)
E lui,
che, a quei tempi, aveva l’acne
e pensava, che,
ogni sguardo su di lui
fosse rivolto ad ogni suo singolo brufolo,
e che questo causasse un reazione di ribrezzo,
per cui si chiudeva in se stesso,
in modo tale, che,
all’esterno appariva
come uno che non voleva mischiarsi,
disse:
“no non ero malgustoso….
ero solo timido e avevo paura dei giudizi degli altri”
Chiudete gli occhi
e parlate….
lasciando che quello che avete dentro
sgorghi fuori come una fontana piena di magia…
è la magia del cuore,
che la mente con i suoi ragionamenti non opprime.
Gilberto Gamberini
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