Un Società alla Cocaina 
Un Società alla
Cocaina
Fonte LA STAMPA
MassimoGramellini
IN un tratto del Po abitato da cinque milioni di persone, le analisi dell'acqua
hanno riscontrato tracce di quarantamila dosi giornaliere di cocaina: una
quantità più che doppia rispetto al consumo indicato dalle statistiche
ufficiali. Non si ha ancora notizia di anatre sull'orlo di una crisi di
nervi, nè di trote sorprese a guizzare fra le onde con gli occhi sbarrati,
ma ciò che racconta l'urina versata nel Grande Fiume basta a offrirci un quadro
abbastanza esauriente della condizione dell'uomo contemporaneo. Un dopato
cronico in perenne saliscendi emotivo che alterna gli eccitanti agli
antidepressivi, tanto che una ricerca analoga, compiuta nel Tamigi, ha rivelato
come i londinesi abbiano ormai sostituito il tè delle cinque con le pillole di
Prozac. E' un malessere esistenziale che, se potesse ridursi a una sola parola,
forse si chiamerebbe: inadeguatezza. C'è chi ha paura di non farcela
ad arrivare e chi è arrivato ma ha paura di non farcela a rimanere. Tutti
convinti di essere gli unici a star male, o comunque quelli messi peggio.
Chissà allora che il responso di questo esame collettivo delle urine non si
risolva paradossalmente in un'iniezione di fiducia. Quando uno assume il doping
per sentirsi all'altezza degli altri e poi scopre che gli altri sono al suo
stesso livello, al punto di doversi dopare quanto lui, non gli restano che due
possibilità: raddoppiare la dose oppure smetterla …. ……

…. alla
società che chiameremo “alla cocaina”
dobbiamo
aggiungere una serie di modelli
che galvanizzano
l’io individuale
facendolo
sentire al centro di
un universo in
cui tutti i pianeti volgono in una stessa direzione
e in cui ognuno
vuole arrivare prima degli altri,
si aggiungono miscele
esplosive,
alcool, altre
droghe,
farmaci che
confondono o eccitano.
I modelli:
la paura dello
scomparire, del non contare,
del non essere
famoso,
del non essere,
ed allora si cerca di essere a tutti i costi
e…costi quel che costi,
in una sorta di
video game, alla ricerca di effetti speciali,
in cui i confini
tra realtà e virtuale scompaiono,
specie per i più
neurologicamente labili.
Ma chi oggi può
dichiararsi neurologicamente
equilibrato ed armonico
a tutti i suoi
livelli comportamentali?

Si aggiungono frustrazioni
individuali,
devianze e
pulsioni tollerate fino a farle divenire moda.
L’anormalità fa
audience, la normalità appartiene al passato,
da rigettare
come in un impulso futuristico moderno,
che però si
esaurisce strada facendo, perché privo di combustibile ideale.

Una “società
alla cocaina”
in cui il
superamento dei limiti individuali
è sviluppato non
in senso ericksoniano,
ma solo in senso
negativo,
in cui gli altri
scompaiono a meno che non servano alla pubblicità
o che quegli
altri diventino e siano loro stessi,
se così non
fosse perché mai si butterebbero massi da ciclope dai cavalcavia
pensando che
siano granellini di sabbia innocente,
o oggetti sui
binari che potrebbero fare deragliare un treno,
o si incendiano
auto che potrebbero fare scoppiare condomini,
oltre a
costituire un danno materiale ai loro proprietari.
E' la stessa
società alla cocaina
la società
dell'eccesso.
che crea persone
che eliminano i parenti quando sono scomodi
oppure per
tornaconto
oppure perchè
negano loro un qualcosa che sentono come un diritto,
in una
solitudine di esaltazione del loro monogamo
io.
Una società alla
cocaina….avanti tutta… verso il niente…
verso una
giovialità eternamente stampata sul viso,
come nella
pubblicità di un dentifricio,
che gode come
l’iconografia di Nerone
del proprio
piacere
e che arride
della morte
altrui.
Un nuovo
terrorismo di “cellule latenti” che distrugge menti e cuori,
di uomini
divenuti automi del male.

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