Gilberto Gamberini
Risorse: Handicap: la storia di Ivan

Forse,
è
nella difficoltà estrema, che,
l’uomo
riesce a tirare fuori le sue risorse
migliori.
Ivan
era
mio cugino,
era
un ragazzo bello e simpatico, pieno di vita,
passeggiava
per strada con la fidanzata,
quando…
si
portò le mani alla testa,
per
il dolore lancinante che sentiva,
il
mondo gli girò addosso
e
cadde su di lui.
Fu
ricoverato, d’urgenza, in ospedale in stato di coma.
Gli
fu diagnosticata una emorragia da
angioma cerebrale.
Fu
operato al cervello,
ma,
fu impossibile l’asportazione completa del tumore,
che,
era si benigno, costituito da vasi sanguigni,
ma
comprimeva le strutture cerebrali sottostanti
Uscì
dall’ospedale,
che,
era un’altra persona,
semiparalizzato,
quasi
incapace di proferire parola,
e
con un grave deficit intellettivo.
La
fidanzata,
in
punta di piedi,
scomparve…
Ivan,
col
tempo, riprese parzialmente a camminare,
a
scatti, in modo instabile, ma riprese,
anche
la parola ritornò, ma,
era
una parola strascicata,
che,
esprimeva spesso pensieri inconcludenti.
Sua
madre lo capiva benissimo, ugualmente,
e
lo anticipava nelle risposte,
perché
lei gli era sempre stata accanto,
anche quando non parlava
e
intuiva le cose,
come
solo
le madri sanno fare.

Il
padre di Ivan
era
un omone grande e grosso,
nervoso
fuori ma dal cuore grande e tenero dentro,
che
adattò la sua vita per quel figlio.
Lui,
che, odiava le cose sedentarie,
imparò
a costruire i suoi ritmi su quelli di Ivan.
Ivan
volle
imparare a pescare
e
la pesca si adattava a lui,
perché
era uno sport calmo e lento,
con
tempi lunghi di attesa, in cui,
Ivan
si perdeva.
Suo
padre si imponeva quei ritmi
e
stava lì, per ore, anche lui,
con
quella canna da pesca in mano,
attendendo
i ritmi di quell’unico figlio.
Poi
un giorno,
la
morte portò via quel padre,
che,
pareva forte e indistruttibile fuori, ma,
il
cui cuore era fragile dentro….
Ivan
ebbe
innumerevoli ricadute della sua malattia,
nuove
emorragie cerebrali,
nuovi
interventi chirurgici
in
quella sua testa martoriata.
Ed
ogni volta,
il
suo fisico e la sua mente ne risentiva
e
tornava indietro a ritroso nel tempo,
sempre
più bambino.
A
quel punto,
ma
già dapprima la loro presenza c’era sempre stata,
in
ogni momento,
la
nonna paterna (moglie di un eroe
della resistenza a Bologna),
la
sorella del padre,
il
marito di lei e il loro figlio,
si
unirono in una sola famiglia,
e
vissero nello stesso appartamento
per
assistere Ivan, al meglio.

Ho
citato la resistenza
e l’eroico nonno,
perché,
in quella particolare famiglia,
il
ricordo di quel nonno fu un fatto sempre presente,
ispiratore
di principi universali e familiari,
di
dignità
e di tolleranza
e
di amore
per gli altri,
che,
poteva spingere anche a estremi sacrifici.
Non
si citava molto,
il
nome di Dio,
in
quella famiglia “mangiapreti”
ma,
io credo
che
la presenza
di Dio,
fosse
più presente lì,
che,
in molti altri luoghi,
perché
lo era nei gesti quotidiani
e
nei comportamenti,
nel
loro spirito di sacrificio,
nella
loro grande chiarezza e serenità interiore.
Ora,
Ivan,
a
seguito di una nuova emorragia e di un nuovo intervento
ha
lasciato la sua vita terrena
e
credo, che, se un paradiso esiste,
lui
lo abbia raggiunto
e,
che, in quel paradiso,
lui
sia là,
a
pescare in riva a un fiume,
pieno
zeppo di trote,
accanto
a suo padre.
Copyright © 2004-2008 [Gilberto Gamberini].
Tutti i diritti riservati.