Il Terremoto: la Paura e la Speranza.
Gilberto Gamberini
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Il Terremoto: la Paura e la Speranza.
A 30 ANNI DAL SISMA
Le voci dei testimoni...Il Friuli rinasce sull’epicentro della speranza
L'arcidiocesi di Udine oggi celebra
un'assemblea ecclesiale per rileggere la
memoria del terremoto del 1976 e della ricostruzione alla «luce» di
Verona 2006
fonte AVVENIRE Da Gemona (Udine)
Francesco Dal Mas
Il terremoto di trent'anni fa l'ha provato
sulla pelle. Come pure la ricostruzione.
Anzi, «la rinascita», come preferisce chiamarla. La signora Mariangela ha
infatti sposato l'uomo che ha perso la moglie e un figlio sotto
le macerie. Da lui ha avuto due ragazzi. ....
«Ecco la nostra madre»
«Abbiamo rifatto le case, le chiese, le fabbriche. Che oggi, pero`, rischiano
di essere vuote. Dobbiamo riempirle di speranza, di vita, di futuro», afferma
il parroco di Gemona, monsignor Gastone Candusso.... Quattrocento i morti di
Gemona, 589 negli altri paesi, ben 80 le diocesi italiane che si gemellarono
con altrettante comunita` sinistrate; la ricostruzione del Friuli ricordata
come un «modello», anche perce` lo Stato delego` la Regione e la Regione i
sindaci...La chiesa, i parroci, l`allora arcivescovo Monsignor Battisti...«La
loro azione di stimolo e` stata indispensabile» riconosce il commissario
straordinario di quell'emergenza, Giuseppe Zamberletti. Ed Arnaldo Baracetti,
all'epoca parlamentare del Pci, riconosce: «La Chiesa e` stata ed e`
ancora
la grande madre di
tutti i friulani, credenti e no».
«L'impegno della Chiesa - conferma l'attuale arcivescovo di Udine, Pietro
Brollo - e` stato chiaro, deciso, preciso: restare a fianco della sua
gente, non solo nella tragedia, nella morte, nella distruzione; ma anche nella
ricostruzione. ...
quella di Concordia-Pordenone, anch'essa
colpita dal sisma, non ha dimostrato minore vivacita` ...«Non vogliamo
arrenderci a guardare indietro», sottolinea il vicario episcopale per la
pastorale, Igino Schiff.... Abbiamo fatto rinascere i paesi, adesso
dobbiamo far rinascere l'amore per questi paesi. Troppi friulani, infatti, sono
in fuga». ...Una Chiesa, come al tempo del sisma e della ricostruzione, che
vuole essere anche oggi «testimone di speranza del Cristo risorto».
In particolare negli ambiti della vita affettiva, del lavoro e della festa,
della fragilita`
umana, della tradizione e della cittadinanza.
Il terremoto genera paura
perché annienta, in un
istante,
il concetto della Natura
amica
e della nostra sintonia
con essa.
Il terremoto genera paura
perché viene a mancare, in
un attimo,
la certezza e l’abitudine
del nostro rifugio,
del nostro antro
primordiale,
perche` sentiamo la casa,
come una trappola
mortale
dalla quale desideriamo
fuggire.

Ma fuggire dove?
Siamo costretti a lasciare
quello che era certezza,
fino ad un secondo prima,
per fuggire nella incertezza
più assoluta.
Il terremoto è
angoscia,
totale incertezza
per il nostro futuro,
per quello che accadrà
domani.
Il terremoto è angoscia per
un qualcosa
che non riusciamo e non
riusciremo a dominare.
Il terremoto è angoscia per
la nostra vita,
per quella dei nostri
cari,
per la paura di perderci per
sempre
e di perderli….

Col terremoto siamo esseri
spauriti,
uccelli senza piume
che non sanno e non possono
volare.
Terremoto è la dissoluzione
di un tessuto sociale,
di una comunanza di idee,
di tradizioni e di persone
che devono allontanarsi ....
Uccelli
che trasmigrano in un mondo nuovo
che non conoscono
e che spesso a
malapena
li sopporta…

Il terremoto è una attenzione
spasmodica, diversa,
verso quello che ti
circonda,
in cui segui dei segni.....
Fai associazioni strane dapprima
inconscie
e poi ragionate, in un ragionamento
che sragiona,
con la temperatura,
col cielo , col suo colore,
con l’abbaiare dei cani,
col fissare un punto
immaginario, del muso dei gatti,
coi strani silenzi
e resti li in attesa di un
evento,
che potrebbe toglierti
anche quelle poche certezze
che ti sono rimaste,
gli oggetti che hai
recuperato dalla tua casa,
il vestito che hai addosso….

E’ il ritorno primordiale
ad una situazione atavica di
un sentire contradditorio,
da un egoismo estremo per la
salvezza della tua vita
ad un ritrovarti
fratello con persone,
fino ad un momento prima,
sconosciute.
Terremoto è un rumore
sotterraneo,
un boato cupo borbottante,
e poi un moto sussultorio ed
ondulatorio della terra,
fenditure che si aprono
intorno a te,
crepe alle pareti,
mancanza di luce,
buio assoluto dentro e
fuori,
armadi che come mostri si
piegano verso di te,
tegole che volano come
uccelli,
fumo e polvere, dall’odore acre e pungente,
che ti avvolge tutto
e che trasforma cose e
persone,
facendoli divenire fantasmi
o maschere
bianche del carnevale.
Qando ritorna la luce
intorno a te tutto è
cambiato,
hai perso i punti di
riferimento,
non sai dove e come andare,
non sai neppure se vuoi
andare in qualche luogo.
Terremoto è anche la paura di ricordare,
il desiderio di dimenticare
eventi come se mai fossero accaduti,
rimuovendoli
dalla nostra coscienza.

Forse conviene accettare
quel dolore e quell’angoscia,
accettarla subito,
nella immediatezza del
fatto,
per poi superarla dopo,
piuttosto che sopirla dentro.
Nel terremoto disastroso del
Friuli del 1976,
ci furono molte più depressioni
e suicidi,
negli anni che seguirono,
piuttosto che nella
immediatezza del fatto,
perché le persone tendono a
superare gli eventi
proiettandosi in un qualche
modo in avanti,
in una speranza
che non cessa mai di esistere….

Ma l’angoscia dei fatti
resta dentro
e paradossalmente emerge
quando si è superata
l’emergenza.
Il nostro inconscio è come
un contenitore
che noi vorremmo contenesse
eventi all’infinito
e, invece, quando raggiunge
il suo colmo,
tracima,
in maniera inarrestabile.
A volte nascondiamo il nostro dolore a noi stessi e agli altri
in una dignità estrema
che l’essere umano possiede
ma che lo lascia solo con la
sua angoscia interiore….
A volte l’apparente quiete
inganna....
Alcuni anni
dopo il terremoto
venne, in
studio, una signora,
Le chiesi se c’erano dei
problemi particolari,
che voleva
affrontare.
Mi rispose che tutto
andava bene
e che era
venuta semplicemente per rilassarsi,
senza
comunicarmi altro.
Cosi` feci....
Quando usci`la
Signora che entro` dopo di lei
mi disse:
“ siamo intime
amiche
e sono
contenta che X sia venuta da lei,
sotto le
macerie di casa ha perso gran parte della sua famiglia...Gliene
avra` parlato vero....?”

Il 6 maggio
1976
era un
giovedì,
era una serata
calda, quasi afosa,
le strade
erano semideserte,
non c’era
ancora il ritorno dei pendolari
che
rientravano per il fine settimana dalle altre province
verso la zona
di Gemona del Friuli, verso Venzone e verso Maiano.
Avrei potuto
essere a Gemona del Friuli,
dove ero
diretto,
ben prima
delle 21,
ma indugiavo
su quella statale pontebbana,
come se non
dovessi mai arrivare ....
Andavo a soli
50 km orari,
su una statale
semideserta,
con la mia
fiat 850 coupè rossa
e mi fermai diverse volte,
lungo il ciglio della strada,
senza alcun
motivo apparente.
Le poche auto
che mi seguivano
mi
lampeggiavano per invitarmi ad accelerare,
qualcuno mi
suonò il clacson irritato,
ma io
continuai a quella pigra andatura, per me inconsueta.
Per percorrere
un tratto di 30 km impiegai più di un ora…
Quando arrivai
nei pressi di Gemona, a Campolessi,
girai sulla
destra su una strada secondaria verso Godo,
una borgata di
Gemona bassa.
Avevo percorso poche centinaia di metri,
avevo la radio accesa, non sentii rumori,
ebbi la sensazione che l’auto sbandasse, pensai immediatamente
di aver bucato ...
la ma attenzione andò direttamente alle ruote,
mi fermai,
accesi la pila di emergenza
e scesi a controllare quale gomma si fosse bucata,
facendo il giro completo dell’auto…
Tutte le gomme
erano intatte, non capivo...
Mi passò un
ombra accanto, un ombra che correva.
Mi urlò
qualcosa, che non compresi subito, “terremot”
Non potevo
fermarlo perché era già sparito
o forse ripetè
ancora quella parola “terremot”
Ed allora
compresi,
accesi gli abbaglianti.
I fari
fendevano parzialmente, nel buio,
una polvere
che sembrava occupare tutta l’aria intorno.
Andai avanti
con la pila accesa
e vidi che la
strada man mano che proseguivo
era occupata
da detriti e da cose di cui non comprendevo l’origine.
Compresi che
era impossibile avanzare in quella direzione....

Solo durante
la notte si comprese,
in Friuli,
lentamente....
come una marea
che montava,
le dimensioni
di quanto era accaduto e stava accadendo.
Solo
l’indomani venni a sapere che il bar pizzeria,
al quale ero
diretto,
nella borgata
Godo,
non esisteva
più.
Anzi esisteva
ancora.....
ma lo stabile
si era adagiato sulle sue fondamenta, in quello scantinato era alloggiata la
pizzeria, e tutti quelli che vi erano dentro furono schiacciati come hamburger.
Altri, della
compagnia, erano nella stazione
ferroviaria che crollo....

Il terremoto ha tanti
aspetti,
e non solo quelli che io ho
riportato, terremoto è stato anche l’esodo delle popolazioni friulane verso il
mare, dopo che a Settembre dello stesso anno si ripetè di nuovo la devastazione
e la fine della speranza che la gente
potesse affrontare l’inverno in tende di fortuna, terremoto fu anche l’esempio
di grande solidarietà che da tutta Italia e dal mondo, venne dato a questa
regione, terremoto fu anche l’opera meritoria del commissario del governo
Zamberletti, dei sindaci dei paesi della zona disastrata,
della popolazione tutta che
trovò in se e con l’aiuto degli altri
una sua nuova dimensione e una nuova speranza.
La vita dell’uomo che
continua e rifiorisce in un rapporto nuovo
e diverso col mondo che lo circonda.
Gilberto Gamberini
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