Gilberto
Gamberini
Copyright ©
2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i
diritti riservati.

La paura, quella che occupa le notti più buie, quando nulla
ti tranquillizza e tutto si amplifica dai rumori ai battiti del tuo cuore, può
divenire terrore, può divenire talmente forte da spingerti a fuggire, così come
sei, con la tua fragile nudità.
Ci sono paure più grandi di questa.
Ci sono paure che nessuna carezza, nessun
esserci può lenire.
Ci sono paure che non dipendono dalle
energie negative ataviche sepolte nel
nostro essere.
Ci sono paure che non sono inventate, che non
sono fantasie che acquistano corpo, che non sono fantasmi coperte da un
lenzuolo bianco.
Ci sono paure che divengono terrore cieco, incomprensibile,
ci sono paure la cui angoscia che blocca il respiro e ti fa guardare attorno a
te in attesa di capire, si mischia al sangue vero, che appartiene a tuo figlio,
a tuo padre, ad uno sconosciuto, i cui brandelli, te li trovi addosso.
Vivo ma con una parte di qualcun altro che è già morta che
ti avvolge.
E’ una comunità strana e allucinante che
si forma in quei frangenti.
Una comunità di vivi e di morti.
Una comunità in cui il vivo sente su di se l’anima di chi
non c’è più e esprime il suo dolore e la sua ribellione attraverso l’urlo senza
limite della morte.
Solo più tardi sarà una nenia, solo più
tardi sarà un canto, ora è solo un urlo che interroga i vivi intorno a lui ed il cielo.
E’ lo sgomento, accanto alla gioia di essere ancora vivi,
che si mischia alla percezione calda, rossa e dolciastra della morte.

Agli esseri umani non devono interessare le ragioni, le
speculazioni, i distinguo.
La morte livella tutto, completa il ciclo
della vita dei bambini, riporta gli adulti nel mondo del
non esserci più, a tal punto che a volte ti chiedi se mai queste persone sono
esistite.
Ti dicono di reagire, ma a volte col troppo
reagire si rischia di dimenticare e di mangiare con avidità un panino mentre
sullo schermo qualcuno da qualche altra parte del mondo muore di fame.
No….. reagiremo dopo.
Ora è tempo di piangere i propri morti,
gli altri esseri umani che si sono trovati
in quel luogo al nostro posto, nel luogo di tutti.
Operai, impiegati, turisti, casalinghe,
scolari, bambini, anziani, inglesi, stranieri, poveri, ricchi, felici ed
infelici, persone che non avevano il coraggio di dire accanto ad altri che
dicevano il troppo, diversi che non hanno nulla in comune, se non la vicinanza
in un vagone di metro, ora accomunati dalla silenziosità della morte.
No….. reagiremo dopo.
Ora è tempo di piangere i propri morti, gli altri esseri
umani che si sono trovati in quel luogo
al nostro posto, nel luogo di tutti.
Ora è tempo di urlare.
Di urlare le ragioni della vita.
E di non ascoltare le false ragioni della morte.
Non sono e non saranno mai angeli….
ma diavoli quelli che accompagnano i terroristi.
E sono al diavolo a cui loro invocano.

Uomini grigi contro bambini ed altri uomini colorati.......
Gilberto Gamberini
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