Infanticidio Il black out Il cortocircuito della mente

foto intervento

fonte RAI NEWS24

Merano
La tragedia si è consumata nel pomeriggio a Merano, negli uffici del commissariato, dove la donna aveva da poco confessato di aver ucciso il figlio di quattro anni. Christina Rainer, questo il nome della donna, casalinga trentanovenne di lingua tedesca, si è gettata dalla finestra ed è in fin di vita. Alcune ore prima era stata lei stessa a chiamare la polizia per denunciare quanto accaduto nell'appartamento di via Wolkenstein, nei pressi dell'ippodromo di Maia.
Il padre del piccolo è un tecnico dell'Azienda energetica Meranese e al momento del delitto si trovava al lavoro. Nell'appartamento di una palazzina di case popolari, oltre alla vittima, il piccolo Julian, c'era invece il fratellino più grande. La sorellina minore non era in casa perché aveva trascorso la notte nell'abitazione di una zia. 

I rilievi di polizia 
All'interno della casa dove è avvenuto il delitto si sono portati i tecnici della polizia scientifica. I vicini di casa non sanno spiegare l'accaduto e parlano di una famiglia apparentemente tranquilla. Il bambino ucciso sarebbe stato colpito complessivamente da una decina di coltellate. Tre o quattro di queste lo avrebbero colpito al collo, le altre all'addome. L'arma usata dovrebbe essere un coltello da cucina.
La confessione
"E' stato un momento di black out": cosi ha detto ai magistrati che l'hanno sentita al commissariato di Merano Christina Rainer. La donna che, secondo quanto si è appreso, è stata trovata in stato di choc, parlava come in trance, esprimendosi a monosillabi. Agli inquirenti giunti sul luogo del delitto la scena si presentava con un aspetto che il procuratore Cuno Tarfusser ha definito "inimaginabile ed aggiacciante". Il piccolo giaceva supino in una pozza di sangue nella cucina dell'appartamento delle case popolari. ...
I primi sospetti
Sulla base degli elementi che gli inquirenti hanno subito raccolto e sulla base anche delle spontanee dichiarazioni rese dalla donna, Tarfusser ha detto che "è logico" che a compiere il delitto sia stata lei. Una prima ammissione, del resto, c'era stata già pochi minuti dopo il delitto quando la madre ha telefonato al 118 chiedendo soccorsi. Il marito ha raccontato agli inquirenti che la donna soffriva da tempo di disturbi psichici, per i quali sarebbe stata anche seguita da un centro di igiene mentale.

 

 

Gilberto Gamberini

 

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Un black out,  un cortocircuito della mente,.

Collegamenti ignoti, che si aprono come un sipario, e terminata la macabra rappresentazione si richiudono, analogamente ad altri infanticidi, come in quello di Lecco, e forse,  in quello di Cogne.

Al “risveglio” non resta traccia, o tracce vaghe, che la mente provvisoriamente cicatrizza come una ferita, relegandola in una parte della mente inconscia.

Questa “operazione” ha un significato protettivo.

Se  “l’episodio” viene isolato, col tempo può venire completamente dimenticato, in una sorta di amnesia.

Se viene riportato alla memoria, può venire rigettato e condannato come appartenente da un’altra persona, e questo salvaguarda la vita di chi lo ha commesso, perché non lo pone in conflitto con se stesso.

Se viene riportato alla memoria, e viene accettato, trattandosi di infanticidio, risulta inaccettabile e chi lo ha commesso tenta il suicidio, o scivola in una crisi depressiva grave o in una catatonia senza ritorno.

 

Le  motivazioni del gesto sono spesso nascoste nel labirinto della mente , a volte affioranti come fiori d’acqua, altre volte nel profondo, maceranti, mentre la collettività si pone mille domande per capire.

Ma le risposte potrebbero essere quelle non volute, o potrebbero essere non risposte,  ma flash di ossessioni, di sofferenze interiori che per espellersi procurano nuove sofferenze.

E’ una trama che si svolge in una apparente discontinuità di gesti e di comportamenti, a cui, ai più,  sfugge un inizio, una continuità ed in cui è chiara solo la  fine.

 

A volte è un non sentirsi all'altezza del compito di madre. Altre volte pura angoscia del vivere.           

           Altre volte Sindromi psichiatriche depressive o bipolari latenti o manifeste,

che difficilmente uno psichiatra può prevedere.

Interpretazioni di gesti, atteggiamenti, mozziconi di parole, difficilmente interpretabili, come in una archeologia della parola.

Dopo l’infanticidio resta un  senso di solitudine inaccettabile.

La percezione di non poter vivere senza il figlio ucciso.

Il rivedersi a flash come in un film, un   film dove il montaggio delle scene avviene secondo un ordine che ha più similitudini col sogno che con la realtà.

 

Nel compiere il gesto …la mano  acquista movimento e anima propria, ..,.che la sua mente non riesce a fermare, e a volte neppure a comprendere.

 

La mente che rincorre fantasmi.…

 

La mente come un disco rotto ….

Una puntina che impazzisce e che con uno stridore improvviso traccia un solco di traverso che nessun tempo e,

a volte, nessun affetto e comprensione potranno rimarginare. 

 

Gilberto Gamberini

 

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