Lecco Dimensioni diverse del Se

La paura di essere mamma

Gilberto Gamberini

 

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foto intervento

LA TRAGEDIA DI LECCO
Il procuratore capo Anna Maria Delitala parla di Mary Patrizio: «È una persona veramente prostrata,ha bisogno di essere curata» Dal racconto della donna i dettagli sull’infanticidio...Le prime
spiegazioni «Avevo paura di essere mamma»

fonte Inviato AVVENIRE  a  Lecco Nello Scavo

«Non ero all'altezza del mio compito di madre. Ero angosciata. Non sono stata una brava mamma». Maria Patrizio piange a dirotto ... Ora per lei si profilano anni difficili. La procura non ha avuto nulla da obiettare alla richiesta dei legali della donna, che chiedono una perizia psichiatrica e il trasferimento in un centro di cura. ..... «Non posso vivere senza Mirko. Che senso ha la mia vita adesso. Non devo vivere», ha confidato la Patrizio, che in una settimana ha perso più di cinque chili. «È una persona veramente prostrata - racconta ad Avvenire il procuratore Delitala -. Sta male, per lei non è il carcere il luogo più adatto». «Mi rivedo come in un film che lo tengo sott'acqua». Una scena che nella testa di Mary si ripete come lampi ossessivi. La giovane madre di 29 anni, commessa in una panetteria ad Arcore, .... Quando ha visto Mirko «immobile, fermo, troppo fermo», è come impazzita. «Dopo ho sclerato e non ho capito più niente; allora ho fatto la messinscena per giustificarmi davanti ai miei». È un confronto da donna a donna. Mary di qua del tavolo e la Delitala di fronte, che la scruta e aspetta le risposte. Frasi spezzate, a volte pronunciate d'un fiato. «Solo una donna può capirmi». Quasi a escludere i due avvocati e il sostituto procuratore presenti nella saletta di San Vittore, ha singhiozzato la sua verità ricordando il trauma del parto, difficile e doloroso. Più del normale. E poi delle prime settimane con Mirko, che piange come ogni neonato e che all e volte sembrava impossibile da chetare. «Avevo paura di non essere all'altezza, io non potevo essere una buona madre». Un senso di colpa che l'ha consumata poppata dopo poppata. Che l'ha annichilita ogni volta che a svegliarla di notte era il pianto di Mirko. E a poco sono valsi la vicinanza della famiglia che l'ha già «perdonata qualunque cosa tu abbia fatto», i tentativi di cura presso uno psichiatra, l'affetto di Kristian, il marito, che vuole rivederla al più presto, gli amici meravigliati dalla rapidità con cui Mary era tornata alla forma fisica che tante le invidiavano. Prima di annegare il suo bimbo, Mary aveva preparato come sempre il bagnetto. Ha lavato, accarezzato il suo Mirko. Poi mentre gli massaggiava la testa con lo shampoo, non ha saputo fermare la sua mano destra. Con un movimento repentino lo ha sbattuto a testa in giù. Tre, quattro minuti. Un tempo maledettamente lungo. Neanche l'orrore di quegli istanti le ha fatto allentare la presa. Desistere anche all'ultimo. «Ho preparato l'acqua calda del bagnetto nella vaschetta, ho preso Mirko, poi l'ho infilato a testa in giù nell'acqua». Ancora una pausa. E lacrime. E grida. E maledizioni contro di sé. «Poi non ricordo altro, solo che dopo lui era immobile, fermo, a testa in giù». .... L'avvocato Ernesto Rognoni, che con il collega Fabio Maggiorelli difende la Patrizio ripete che «il racconto è stato fatto con grande sfferenza. Ricordi che spesso viaggiano non in duplice, ma in triplice realtà».

 

Dimensioni diverse del se....

 

Dimensioni diverse che non si fondono, che non si parlano,

che non si conoscono…

vite che divergono.

 

Come  quella mano destra  che acquista movimento e anima propria, che spinge il bambino sott’acqua e che la sua mente non riesce a fermare.

 

 

La dimensione di madre che riesce, malgrado le sue paure e le sue convinzioni di inadeguatezza, ad accudire quel figlio.

Ci sono solo sbavature comportamentali, legati alle novità e alle difficoltà del  mestiere di madre.

Ci riesce, malgrado il giudizio negativo che da di se stessa.

Ma quel  riuscirci non la blandisce, non la convince.

Qualunque cosa lei possa dimostrare a se stessa non sembra

sufficiente a convincerla.

 

L’idea ossessiva e fantastica

“del come io mi sento comunque io sempre sono”

va al di la di quello che posso dimostrare agli altri,

e al di la di quello che gli altri  possano dimostrare a me.

nella realtà di ogni giorno,

 

L’idea di se stessi, di quel se stesso che rincorre fantasie,

l’dea di se stessi che prescinde da qualsiasi realtà si possa loro raccontare,

perché ascoltano altre voci,

altri suggerimenti che si impossessano di loro e li consumano.

 

Auto-parlanti della loro mente al massimo del loro volume…

che coprono tutto…

Gilberto Gamberini

 

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