Gilberto Gamberini
Copyright ©
2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i
diritti riservati.
Ovunque vada….. sulla mia buona
strada

Alpin…Iò… mame.
Morire nelle pianure dell’Afganistan
Scriveva Enzo Biagi “Vale la pena morire
per Danzica?”
E’ sempre una pena morire….
per
chi resta e per chi non c’è più….
In realtà, la domanda è insidiosa
perché la risposta alla domanda può
essere diversa,
come in una psicoterapia,
perché assolutamente
relativa al momento in cui la si pone.
Prima degli eventi….
durante gli eventi….
dopo gli eventi…
anche, alla
luce degli eventi stessi,
nelle conseguenze che hanno portato
e nelle concatenazioni che hanno
creato…..

Alpino….
quasi un mito in certe province delle
regioni del Nord dell’Italia,
e in provincia dell’Aquila,
dove la leva militare si svolgeva quasi
esclusivamente nel corpo alpino….
ma non solo Nord e Abruzzo….
nel libro 100.000 gavette di ghiaccio,
ambientato nella seconda guerra mondiale,
durante la tragica ritirata di Russia del
corpo di spedizione italiano,
erano gavette di tutta l’Italia che
restarono là per sempre,
respiri
di Napoli e calore di Sicilia….
che non riuscirono a sciogliere quel
ghiaccio….

“Alpin… Iò… mame”
veniva detto, con orgoglio, dai giovani
che partivano alla leva militare….
se non eri alpino non eri nulla…
e molti, dopo il congedo, partecipavano
alle adunate alpine,
anche se non lo erano mai stati,
perché erano le più numerose, le più
partecipate,
le più goliardiche,
le “più feste di popolo”…..
a cui era difficile sottrarsi…

Caddero le caserme
alpine di Gemona del Friuli e di Venzone
nella notte del terremoto 6
Maggio 1976,
ma non cadde mai la loro voglia di
esserci e di partecipare
alla ricostruzione del Friuli,
attraverso l’esercito stesso e le
associazioni alpine dell’A.N.A.

Oggi la truppa alpina è cambiata,
volontari, spesso qualificati,
laureati o diplomati,
per lo più delle zone del Sud d’Italia…..
in treno conobbi una ragazza di Bari,
che era nelle truppe alpine a Cividale
del Friuli,
dopo il servizio avrebbe avuto la
possibilità di accedere alle guardie carcerarie….
il suo piccolo grande sogno…

“Alpin… Iò… mame”
salutavi la mamma con dolore e con
orgoglio….
alpino lo eri per sempre…..
come per sempre saresti rimasto figlio…..

Io fui assegnato alla artiglieria da
montagna….
ma non partii mai…
il terremoto del 1976 concesse il congedo
immediato
a tutti quelli di leva in quell’anno e
l’anno dopo ….

Non indossai mai la divisa e, comunque,
non avrei avuto la penna….
quella penna
che spunta tra gli elmetti dei nostri
alpini in
Afghanistan….
come a contraddistinguerli tra gli
altri….
per non farli mai dimenticare…
aquile solitarie nel deserto….
comunque, sempre piene di quella umanità,
che contraddistingue il soldato italiano
e le truppe alpine,
figlie, spesso, di ugual miseria di quella
che combattono…..
e che spesso leniscono,
perché un alpino non dimentica mai le sue
radici….
e le reimpianta,
in qualunque parte del mondo vada…..

“Alpin… Iò…. mame…..”
“Sono alpino io! Oh
mamma”

l'esplicito orgoglio di essere…..
l'implicita paura che comporta quel
ruolo....
la possibilità del non
ritorno….

Gilberto Gamberini
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