Gilberto Gamberini

 

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Ovunque vada….. sulla mia buona strada

foto intervento

Alpin…Iò… mame.

Morire nelle pianure dell’Afganistan

 

Scriveva Enzo Biagi “Vale la pena morire per Danzica?”

E’ sempre una  pena morire….

per chi resta e per chi non c’è più….

In realtà,  la domanda è insidiosa

perché la risposta alla domanda può essere diversa,

come in una psicoterapia,

perché assolutamente relativa al momento in cui la si pone.

Prima degli eventi….

durante gli eventi….

dopo gli eventi…

anche, alla luce degli eventi stessi,

nelle conseguenze che hanno portato

e nelle concatenazioni che hanno creato…..

 

 

Alpino….

quasi un mito in certe province delle regioni del Nord dell’Italia,

e in provincia dell’Aquila,

dove la leva militare si svolgeva quasi esclusivamente nel corpo alpino….

ma non solo Nord e Abruzzo….

nel libro 100.000 gavette di ghiaccio,

ambientato nella seconda guerra mondiale,

durante la tragica ritirata di Russia del corpo di spedizione italiano,

erano gavette di tutta l’Italia che restarono là per sempre,

respiri di Napoli e calore di Sicilia….

che non riuscirono a sciogliere quel ghiaccio….

 

 

“Alpin… Iò… mame”

veniva detto, con orgoglio, dai giovani che partivano alla leva militare….

se non eri alpino non eri nulla…

e molti, dopo il congedo, partecipavano alle adunate alpine,

anche se non lo erano mai stati,

perché erano le più numerose, le più partecipate,

le più goliardiche,

le “più feste di popolo”…..

a cui era difficile sottrarsi…

 

Caddero le caserme alpine di Gemona del Friuli e di Venzone

nella notte  del terremoto 6 Maggio 1976,

ma non cadde mai la loro voglia di esserci e di partecipare

alla ricostruzione del Friuli,

attraverso l’esercito stesso e le associazioni alpine dell’A.N.A.

 

Oggi la truppa alpina è cambiata,

volontari, spesso qualificati,

laureati o diplomati,

per lo più delle zone del Sud d’Italia…..

in treno conobbi una ragazza di Bari,

che era nelle truppe alpine a Cividale del Friuli,

dopo il servizio avrebbe avuto la possibilità di accedere alle guardie carcerarie….

il suo piccolo grande sogno

 

“Alpin… Iò… mame”

salutavi la mamma con dolore e con orgoglio….

alpino lo eri per sempre…..

come per sempre saresti rimasto figlio…..

 

 

Io fui assegnato alla artiglieria da montagna….

ma non partii mai…

il terremoto del 1976 concesse il congedo immediato

a tutti quelli di leva in quell’anno e l’anno dopo ….

 

Non indossai mai la divisa e, comunque, non avrei avuto la penna….

quella penna

che spunta tra gli elmetti dei nostri alpini in Afghanistan….

come a contraddistinguerli tra gli altri….

per non farli mai dimenticare…

aquile solitarie nel deserto….

comunque, sempre piene di quella umanità,

che contraddistingue il soldato italiano e le truppe alpine,

figlie, spesso, di ugual miseria di quella che combattono…..

e che spesso leniscono,

perché un alpino non dimentica mai le sue radici….

e le reimpianta,

in qualunque parte del mondo vada…..

 

“Alpin… Iò…. mame…..”

 

“Sono alpino io! Oh mamma

 

l'esplicito orgoglio di essere…..

 

 

l'implicita paura che comporta quel ruolo....

la possibilità del non ritorno….

 

 

 

 

 

Gilberto Gamberini

 

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