Il
canto della morte a Basovizza (TS): una “Shoah” Italiana
Gilberto Gamberini
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2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i
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Il
ricordo è parte di noi, è la nostra vita passata, il ricordo di tante altre
vite passate, quello che siamo o quello che non siamo dipende da quello che
eravamo e che siamo stati, o che sono stati altri prima di noi e che ci hanno
trasmesso e mantenuto la memoria delle cose.
Tutto
quello che ha a che fare col nostro passato o con il nostro presente c’entra
con la nostra psiche e col nostro futuro.
Chi
non ha memoria del proprio passato non sa orientarsi nel suo futuro.
Non
si costruisce alcun futuro migliore senza il ricordo del passato.
La
parola foibe deriva dal latino fovea, fossa, sono delle cavità naturali
presenti nel Carso, nel Carso tra l’Istria e Trieste ne sono state calcolate
più di 17.000. Sono delle voragini che
si aprono nel terreno a forma di imbuto
rovesciato profonde centinaia di metri.
Scrive
Pietro di Marco su assofinanzieri ” Dal 1943 al 1945, durante l'occupazione di
Trieste e dell'Istria da parte del 9° Corpus jugoslavo e delle forze partigiane
titoiste, furono barbaramente uccisi e gettati nelle Foibe di Basovizza circa
12 mila cittadini residenti a Trieste, nell'Istria e provenienti da varie parti
d'Italia di cui circa 350 finanzieri, e un numero imprecisato di Carabinieri,
Agenti di Polizia e civili di altre amministrazioni dello Stato…
Scrive
Pietro di Marco su assofinanzieri “ All'oppressione tedesca a Trieste ne era
subentrata un'altra, di segno opposto, ma altrettanto feroce. Alla Gestapo
aveva dato il cambio l'Ozna. E fu l'ora degli odi scatenati, delle vendette,
delle rappresaglie e delle stragi. Una realtà storica tremenda che ora, anche
dalla parte su cui grava la responsabilità degli eccidi, si comincia ad
ammettere, sia pure sottovoce.
Dopo
l'olocausto degli ebrei nei campi di sterminio nazisti, quello delle Foibe di
Basovizza è stato certamente una delle più grandi tragedie che hanno colpito
l'umanità. Per le Foibe di Basovizza si è trattato di un preordinato massacro
di “pulizia etnica” che mirava alla distruzione di tutto ciò che era “Italia” e
“italiano” e ciò anche per favorire l'annessione alla Jugoslavia dei territori
di Trieste, del Goriziano e dell'Istria.” Scrive Pietro di Marco su
assofinanzieri
Scrive
Pietro di Marco su assofinanzieri “Lo storico Gianni Oliva nel suo libro “Le
stragi degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria” afferma che da parte
sua il PCI non ha nessun interesse a tornare sulla questione che evidenzia la
contraddizione tra la sua nuova collocazione come partito nazionale, la
vocazione internazionalistica e gli stretti legami con Mosca: parlare di Foibe
significherebbe rivisitare le indicazioni operative inviate al PCI triestino a
partire dall'autunno 1944, riproporre il tema del passaggio della Divisione
Garibaldina “Natisone” alle dipendenze dell'Esercito di liberazione sloveno. Il
risultato complessivo è che i fatti di settembre-ottobre 1943 e del maggio 1945
non entrano a far parte della consapevolezza storica del Paese, ma rimangono
confinati nella coscienza locale giuliana.”
DA ANPI Afferma il Presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “Sia chiaro – aggiunge
subito dopo Ciampi, per non rischiare di essere frainteso –, le Foibe sono il
simbolo di un’altra lotta, etnica, scatenata da chi voleva ridurre l’italianità
di queste zone facendo fuori il maggior numero possibile di persone italiane».
Qualcosa, dice il presidente, che aveva «obiettivi orribili, tipo la Shoah». DA
ANPI
Trieste non si era ancora
risollevata dalla barbarie nazista , dal Campo di Sterminio di San Sabba,
costruito nella vecchia risiera della città, che aveva per lo più eliminato
cristiani e partigiani, che ripiombò in altra barbarie ad opera dei
“liberatori” del IX corpus e dei partigiani titini.
Vi
fu un reimpianto di cittadini di etnia slava
che venivano reinsediati al posto dei cittadini italiani, eliminati,
internati o costretti ad andarsene.
Le
persone venivano prelevate nelle case, quando non si trovava chi si voleva
prelevare spesso al suo posto veniva preso un famigliare, perché era comunque
Italiano.
Nel
mirino dei partigiani titini vi erano appartenenti alle ex forze armate italiane,
tutti coloro che avevano in un qualche modo fatto parte della pubblica
amministrazione italiana o di enti statali (ferrovie comprese) intellettuali,
oppositori, gente di strada che avevano in comune il fatto di essere di etnia
italiana, una vera pulizia etnica.
Le
descrizioni delle morti sono orribili come sono orribili i fatti che quando
l’uomo è padrone del destino di un altro uomo compie le peggiori nefandezze che
nessuna fiction può riuscire a
descrivere.
Furono
gettate nelle foibe sia i vivi che i morti.
Persone
gettate nella fossa ancora vive ed altre ancora vive sul fondo seppellite dai
cadaveri cadute da sopra,
file di persone legate col fil di ferro le
une alle altre e poi buttate giù a cascata, stupri prima del gran salto,
mutilazioni di genitali, fatti ingoiare prima di essere gettati, ventri di
gravide squartate per estrarne il feto, giochi a palla col cranio di teste
asportate, corpi vivi cosparsi di benzina dati alle fiamme e poi sospinti nella
fossa per un macabro godimento.
Ce
ne sono 500 metri cubi di ossa di cadaveri nelle Fosse di Basovizza
Quando si arriva a Basovizza e si
imbocca la strada contornata da pietre carsiche che la delimita ti coglie un
brivido ed io che non sapevo ancora di essere nel posto cercato e non sapevo ancora
quando distasse ne ho colto “il canto
della morte” “l’urlo” di chi è la sotto ma non si da pace e si ribella ancora a
quel destino.
Gilberto Gamberini
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