Il canto della morte a Basovizza (TS): una “Shoah” Italiana

Gilberto Gamberini

 

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Il ricordo è parte di noi, è la nostra vita passata, il ricordo di tante altre vite passate, quello che siamo o quello che non siamo dipende da quello che eravamo e che siamo stati, o che sono stati altri prima di noi e che ci hanno trasmesso e mantenuto la memoria delle cose.

Tutto quello che ha a che fare col nostro passato o con il nostro presente c’entra con la nostra psiche e col nostro futuro.

 

Chi non ha memoria del proprio passato non sa orientarsi  nel suo futuro.

Non si costruisce alcun futuro migliore senza il ricordo del passato.

La parola foibe deriva dal latino fovea, fossa, sono delle cavità naturali presenti nel Carso, nel Carso tra l’Istria e Trieste ne sono state calcolate più di  17.000. Sono delle voragini che si aprono nel terreno  a forma di imbuto rovesciato profonde centinaia di metri.

Scrive Pietro di Marco su assofinanzieri ” Dal 1943 al 1945, durante l'occupazione di Trieste e dell'Istria da parte del 9° Corpus jugoslavo e delle forze partigiane titoiste, furono barbaramente uccisi e gettati nelle Foibe di Basovizza circa 12 mila cittadini residenti a Trieste, nell'Istria e provenienti da varie parti d'Italia di cui circa 350 finanzieri, e un numero imprecisato di Carabinieri, Agenti di Polizia e civili di altre amministrazioni dello Stato…

 

Scrive Pietro di Marco su assofinanzieri “ All'oppressione tedesca a Trieste ne era subentrata un'altra, di segno opposto, ma altrettanto feroce. Alla Gestapo aveva dato il cambio l'Ozna. E fu l'ora degli odi scatenati, delle vendette, delle rappresaglie e delle stragi. Una realtà storica tremenda che ora, anche dalla parte su cui grava la responsabilità degli eccidi, si comincia ad ammettere, sia pure sottovoce.

Dopo l'olocausto degli ebrei nei campi di sterminio nazisti, quello delle Foibe di Basovizza è stato certamente una delle più grandi tragedie che hanno colpito l'umanità. Per le Foibe di Basovizza si è trattato di un preordinato massacro di “pulizia etnica” che mirava alla distruzione di tutto ciò che era “Italia” e “italiano” e ciò anche per favorire l'annessione alla Jugoslavia dei territori di Trieste, del Goriziano e dell'Istria.” Scrive Pietro di Marco su assofinanzieri

 

Scrive Pietro di Marco su assofinanzieri “Lo storico Gianni Oliva nel suo libro “Le stragi degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria” afferma che da parte sua il PCI non ha nessun interesse a tornare sulla questione che evidenzia la contraddizione tra la sua nuova collocazione come partito nazionale, la vocazione internazionalistica e gli stretti legami con Mosca: parlare di Foibe significherebbe rivisitare le indicazioni operative inviate al PCI triestino a partire dall'autunno 1944, riproporre il tema del passaggio della Divisione Garibaldina “Natisone” alle dipendenze dell'Esercito di liberazione sloveno. Il risultato complessivo è che i fatti di settembre-ottobre 1943 e del maggio 1945 non entrano a far parte della consapevolezza storica del Paese, ma rimangono confinati nella coscienza locale giuliana.”

DA ANPI Afferma il Presidente  della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “Sia chiaro – aggiunge subito dopo Ciampi, per non rischiare di essere frainteso –, le Foibe sono il simbolo di un’altra lotta, etnica, scatenata da chi voleva ridurre l’italianità di queste zone facendo fuori il maggior numero possibile di persone italiane». Qualcosa, dice il presidente, che aveva «obiettivi orribili, tipo la Shoah». DA ANPI

Trieste non si era ancora risollevata dalla barbarie nazista , dal Campo di Sterminio di San Sabba, costruito nella vecchia risiera della città, che aveva per lo più eliminato cristiani e partigiani, che ripiombò in altra barbarie ad opera dei “liberatori” del IX corpus e dei partigiani titini.

Vi fu un reimpianto di cittadini di etnia slava  che venivano reinsediati al posto dei cittadini italiani, eliminati, internati o costretti ad andarsene.

Le persone venivano prelevate nelle case, quando non si trovava chi si voleva prelevare spesso al suo posto veniva preso un famigliare, perché era comunque Italiano.

Nel mirino dei partigiani titini vi erano appartenenti alle ex forze armate italiane, tutti coloro che avevano in un qualche modo fatto parte della pubblica amministrazione italiana o di enti statali (ferrovie comprese) intellettuali, oppositori, gente di strada che avevano in comune il fatto di essere di etnia italiana, una vera pulizia etnica.

Le descrizioni delle morti sono orribili come sono orribili i fatti che quando l’uomo è padrone del destino di un altro uomo compie le peggiori nefandezze che nessuna fiction può riuscire  a descrivere.

Furono gettate nelle foibe sia i vivi che i morti.

Persone gettate nella fossa ancora vive ed altre ancora vive sul fondo seppellite dai cadaveri cadute da sopra,

 

 file di persone legate col fil di ferro le une alle altre e poi buttate giù a cascata, stupri prima del gran salto, mutilazioni di genitali, fatti ingoiare prima di essere gettati, ventri di gravide squartate per estrarne il feto, giochi a palla col cranio di teste asportate, corpi vivi cosparsi di benzina dati alle fiamme e poi sospinti nella fossa per un macabro godimento.

 

Ce ne sono 500 metri cubi di ossa di cadaveri nelle Fosse di Basovizza

 

Quando si arriva a Basovizza e si imbocca la strada contornata da pietre carsiche che la delimita ti coglie un brivido ed io che non sapevo ancora di essere nel posto cercato e non sapevo ancora quando distasse ne ho colto  “il canto della morte” “l’urlo” di chi è la sotto ma non si da pace e si ribella ancora a quel destino.

Gilberto Gamberini

 

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