NEGARE il dolore e il passato

Un incubo per il nostro futuro.

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Ahmadinejad: "Olocausto è un mito"

 

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è tornato ad usare parole di fuoco contro Israele. "L'Olocausto è un mito", ha detto Ahmadinejad, invitando l'Europa o gli Usa a mettere a disposizione un pezzo di terra perché "gli ebrei possano creare il loro Stato". Israele ha subito replicato esortando il mondo ad "aprire gli occhi" sul regime degli ayatollah in Iran.

Parole pesanti come macigni quelle del rpesidente iraniano, destinate a sollvere nuove roventi polemiche internazionali. "Loro (gli occidentali) -dice Ahmadinejad - hanno inventato il mito del massacro degli ebrei e lo mettono al di sopra di Dio, delle religioni e dei profeti. Se qualcuno nei loro paesi mette in discussione Dio, non gli dicono nulla, ma se si critica il mito del massacro degli ebrei, gli altoparlanti sionisti e i governi al soldo del sionismo iniziano a sbraitare".  

Il suo discorso è stato trasmesso in diretta dalla televisione di Stato. "La nostra proposta è questa - ha aggiunto - date un pezzo della vostra terra in Europa, negli Stati Uniti, in Canada o in Alaska affinchè (gli ebrei) creino il loro Stato".

fonte tgcom

 

La sofferenza è un mito.

Lo è a volte quando non è la propria.

Negare una realtà

è apparentemente assolutorio

e nel  film di Liliana Cavani “Il portiere di notte “ fanno proprio così gli ex ufficiali nazisti, distruggono le prove, eliminano i testimoni.

 

Se non ci sono prove ne testimoni

il fatto non sussiste e non è mai esistito.

 

Semplice.

 

A livello psichico è negativa tale apparente soluzione,

perché il fatto si supera, non negandolo,

ma riportandolo alla luce,

elaborandolo, affinché,

sia per chi lo ha commesso sia per chi lo ha subito,

non accada mai più.

 

La cancellazione è una apparente soluzione

perché, comunque, i fatti restano a livello inconscio,

come segni tracciati su una tavoletta di cera.

 

E’ liberatorio per le vittime,

per chi ha semplicemente assistito,

e per i carnefici parlarne,

e attraverso la parola

liberarsi da un peso che travolge la coscienza.

 

Lo è a livello di fatti di massa

che appartengono all’inconscio collettivo

e lo è a livello individuale,

perché se l’uomo non impara qualcosa

dalla sua esperienza e dalla sua storia

 tende a dimenticare  a ripetere e a clonare la sua parte crudele.

 

E’ successo in tempi recenti

nella ex jugoslavia, in Bosnia, a Sarievo, in Croazia, nel Kossovo e in Serbia.

 

La parte crudele

quella parte che lo pone al centro dell’universo col suo spregiudicato io che ipertrofizza solo le sue ragioni,

e che condanna a morte altri simili, la natura e gli animali.

 

E’ un fatto complessivo in cui ogni elemento si incastona in un quadro crudele, in cui tutto è chiaro, tutto è lucido, tutto è scorrevole, come solo la pazzia sa essere.

 

Manipolazioni buone e manipolazioni cattive,

la differenza è solo etica,

apparentemente insignificante,

ma sostanziale perchè nelle cattive manipolazioni,

dietro una parola, una virgola ed un trattino tracciato

ci sono vite di altri uomini, animali e piante

che non ci appartengono 

e delle quali non possiamo e non dobbiamo disporre.

 

Il rispetto, comunque, della comunità ideale dei vivi e dei morti, è celebrato dal pontefice Benedetto XVI e dal presidente Ciampi.

 

Il futuro

per essere veramente futuro

e non ripetizione di passato

deve affondare le sue radici nella memoria.

 

Diceva M H Erickson “non negate mai la realtà del dolore”

altrimenti la comunicazione risulta non credibile e incongruente.

 

Trasformate il dolore

fatelo divenire

speranza di vita,

non chiudetelo dietro un muro, un filo spinato,

come la corona di spine di un Cristo in croce. 

 

 

Paradossalmente,

negando il dolore

negando il passato,

lo fate divenire un incubo, 

del presente,

negando il  nostro futuro

 

Gilberto Gamberini

 

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