NEGARE il dolore e il passato
Un incubo per il nostro futuro.
Gilberto Gamberini
Copyright ©
2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i
diritti riservati.
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è tornato
ad usare parole di fuoco contro Israele. "L'Olocausto è un mito", ha
detto Ahmadinejad, invitando l'Europa o gli Usa a mettere a disposizione un
pezzo di terra perché "gli ebrei possano creare il loro Stato".
Israele ha subito replicato esortando il mondo ad "aprire gli
occhi" sul regime degli ayatollah in Iran.
Parole pesanti come macigni quelle del rpesidente
iraniano, destinate a sollvere nuove roventi polemiche internazionali.
"Loro (gli occidentali) -dice Ahmadinejad - hanno inventato il mito
del massacro degli ebrei e lo mettono al di sopra di Dio, delle religioni e dei
profeti. Se qualcuno nei loro paesi mette in discussione Dio, non gli dicono
nulla, ma se si critica il mito del massacro degli ebrei, gli altoparlanti
sionisti e i governi al soldo del sionismo iniziano a
sbraitare".
Il suo discorso è stato trasmesso in diretta dalla
televisione di Stato. "La nostra proposta è questa - ha aggiunto - date un
pezzo della vostra terra in Europa, negli Stati Uniti, in Canada o in Alaska
affinchè (gli ebrei) creino il loro Stato".
fonte tgcom
La sofferenza è un mito.
Lo è a volte quando non è la propria.
Negare una realtà
è apparentemente assolutorio
e nel film di Liliana Cavani “Il
portiere di notte “ fanno proprio così gli ex ufficiali nazisti, distruggono le
prove, eliminano i testimoni.
Se non ci sono prove ne testimoni
il fatto non sussiste e non è mai
esistito.
Semplice.
A livello psichico è negativa tale
apparente soluzione,
perché il fatto si supera, non
negandolo,
ma riportandolo alla luce,
elaborandolo, affinché,
sia per chi lo ha commesso sia per chi lo
ha subito,
non accada mai più.
La cancellazione è una apparente soluzione
perché, comunque, i fatti restano a
livello inconscio,
come segni tracciati su una tavoletta di
cera.
E’ liberatorio per le vittime,
per chi ha semplicemente assistito,
e per i carnefici parlarne,
e attraverso la parola
liberarsi da un peso che travolge la
coscienza.
Lo è a livello di fatti di massa
che appartengono all’inconscio collettivo
e lo è a livello individuale,
perché se l’uomo non impara qualcosa
dalla sua esperienza e dalla sua storia
tende a dimenticare a ripetere
e a clonare la sua parte crudele.

E’ successo in tempi recenti
nella ex jugoslavia, in Bosnia,
a Sarievo,
in Croazia,
nel Kossovo e in Serbia.
La parte crudele
quella parte che lo pone al centro
dell’universo col suo spregiudicato io che ipertrofizza solo le sue ragioni,
e che condanna a morte altri simili, la
natura e gli animali.
E’ un fatto complessivo in cui ogni
elemento si incastona in un quadro crudele, in cui tutto è chiaro, tutto è
lucido, tutto è scorrevole, come solo la pazzia
sa essere.
Manipolazioni buone e manipolazioni
cattive,
la differenza è solo etica,
apparentemente insignificante,
ma sostanziale perchè nelle cattive
manipolazioni,
dietro una parola, una virgola ed un
trattino tracciato
ci sono vite di altri uomini, animali e
piante
che non ci appartengono
e delle quali non possiamo e non dobbiamo
disporre.

Il rispetto, comunque, della comunità
ideale dei vivi e dei morti, è celebrato dal pontefice Benedetto XVI e dal
presidente Ciampi.
Il futuro
per essere veramente futuro
e non ripetizione di passato
deve affondare le sue radici nella memoria.
Diceva M H Erickson “non
negate mai la realtà del dolore”
altrimenti la comunicazione risulta non
credibile e incongruente.
Trasformate
il dolore
fatelo divenire
speranza di vita,
non chiudetelo dietro un muro, un filo
spinato,
come la corona di spine di un Cristo in
croce.
negando il dolore
negando il passato,
lo fate divenire un
incubo,
del presente,
negando il nostro futuro.
Gilberto Gamberini
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