Se questo è un uomo di Primo Levi

Gilberto Gamberini
Copyright © 2004-2008
[Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.
Primo Levi,
di religione ebraica,
nacque a Torino nel 1919 e
ivi mori,
forse suicida,
nel 1987.
Laureato in chimica nel
1941,
partigiano in Val d’Aosta
nel 1943.
Viene arrestato e deportato
dapprima in un campo di concentramento
e poi nel campo
di sterminio di Auschwitz in Polonia nel febbraio 1944.
Nel gennaio 1945 viene
liberato dai soldati russi.
Nel 1947 presso un piccolo
editore pubblica “Se questo è un uomo”
che avrà un enorme successo
solo nel 1958 quando lo ripubblicò Einaudi.
Primo Levi
a ridosso degli avvenimenti
subiti nel campo di sterminio scrive questo libro, quasi una cronaca, con pochi
commenti,
dell’orrore umano vissuto da
dentro,
per i segni
che lascia nell’anima.
Primo Levi
vive da vittima e da
testimone
il massimo dell’orrore
che l’uomo moderno,
quando diventa aguzzino dei
suoi simili,
riesce a produrre.
L’uomo moderno,
tecnologico
che trasforma la morte delle
sue vittime
in statistiche,
sperimentazioni,
produzione,
rendimento,
eufemismo dell’inganno delle
parole
come nel paradosso della
parola “reinsediamento”
che significava morte.

Primo Levi
non amplifica i suoi versi,
perché il libro si può
ritenere una poesia
letteraria,
ma li offre a crudo,
con la incredulità
dell’uomo,
che vive un anticipo di
inferno,
senza essere ancora morto.
L’uomo marchiato,
privato di tutto quello che
apparteneva ad un uomo,
“Si immagini ora un uomo,
a cui insieme alle persone amate, vengano tolte
la sua casa, le sue
abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede:
sarà un uomo vuoto, ridotto a
sofferenza e bisogno:dimentico di dignità e di discernimento”,
che trova le risorse per
sopravvivere,
ma anche la fortuna di
sopravvivere,
perché il lager nazista
non offre alcun appiglio,
alcuna certezza,
i ragionamenti sono vacui,
in un ordine inverso delle
cose,
in cui quando fai la cosa
peggiore per te stesso,
quella può risultare la
migliore o viceversa,
in una specie di doppio
legame patologico.
Il campo di sterminio
è un inferno kafkiano,
in cui non sai il perché
e non sai quando.

Riportiamo alcuni brani più
significativi, anche se è difficile scegliere, perché tutto il libro è
significativo e pregnante.
Se questo è un uomo
“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
…..

“Si immagini ora
un uomo,
a cui
insieme alle persone amate,
vengano tolte
la sua casa,
le sue abitudini,
i suoi abiti,
tutto infine,
letteralmente tutto quanto possiede:
sarà un uomo
vuoto,
ridotto a
sofferenza e bisogno:
dimentico di dignità e di discernimento,
poiché facilmente accade,
a chi
ha perso tutto,
di perdere se stesso;
tale quindi,
che si potrà
a cuor leggero
decidere
della sua vita o morte
al di fuori di ogni senso di affinità umana;
nel caso più fortunato,
in base ad un puro giudizio di utilità.
Si comprenderà allora
il duplice significato del termine
“Campo di Annientamento”
e sarà chiaro cosa intendiamo esprimere
con questa frase:
giacere sul fondo”
Ricordare
affinché tutto questo non si verifichi mai
più

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