Il paradiso perduto di
Milton H. Erickson
Copyright © 2004-2008 [Gilberto
Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

La Psicoterapia
Ericksoniana è, semplicemente,
uno strumento per comunicare ed interagire
con la parte emozionale di una persona.
E’ un mezzo rapido, per comunicare con la
parte emozionale,
in quanto parla il suo stesso linguaggio
e si pone sulla sua stessa lunghezza
d’onda.
Per capire il linguaggio che usa la parte
emozionale
devo essere in grado di comunicare con
lei,
affinché la comunicazione avvenga nei due
sensi.
La parte emozionale
possiede molti più dati della parte
razionale,
circa 10 volte di più e questi dati,
che non vengono vagliati e filtrati a
livello cosciente,
continuano ad essere immagazzinati
e ad interagire tra loro durante tutto il
ciclo della nostra vita,
creando una enorme banca dati.
I dati assunti vengono catalogati, non
secondo logica,
ma
seguendo una analogia di suoni,
immagini e sensazioni.

Per fare un esempio:
a livello logico, io posso affermare che
sto scrivendo su questa pagina che poi voi potrete leggere.
A livello analogico:
posso fissare il colore rosso di un quadro
appeso alla parete,
che per analogia di colore mi porta
all’immagine del drappo rosso
che il torero fa sventolare davanti al
muso del toro nell’arena,
e poi al rosso del sole caldo che brucia
la pelle,
già bruciore...
come quello che si può aver provato da
bambini sbucciandosi il ginocchio, ma poi il bacio della mamma faceva passare
tutto,
già la mamma.....
oddio oggi era il suo compleanno
ed ho dimenticato di farle il regalo!

Il modo di procedere della analogia è in
tutti le direzioni possibili,
dentro e fuori di noi.
I dati inoltre, interagiscono e si
mischiano tra di loro
superando il limite dello spazio e
del tempo,
nel senso che nello stesso tempo
o in tempi immediatamente successivi
(anche di frazioni di secondo) possono accadere delle cose
che a livello logico non potrebbero
accadere.
A livello logico
io sono qui che sto scrivendo e non posso
essere lì con voi che leggete, a livello della parte emozionale (analogica)
posso essere contemporaneamente nei due
luoghi.
A livello logico
posso pensare al mio passato con rimpianto
ed al mio futuro con preoccupazione,
perché lo valuto attraverso il mio schema
mentale ed i miei preconcetti,
a livello emozionale analogico,
supero il limite dei miei condizionamenti…
A livello emozionale analogico posso rivedermi bambino,
adulto ed anziano,
come se entrassi in una macchina del
tempo.

La massima realizzazione della parte
emozionale,
il suo film più espressivo, si ha nel sogno,
quando stacchiamo la spina dalla realtà
razionale.
La psicoterapia ericksoniana può essere
intesa come una serie
di parole chiave
e di comportamenti di sintonizzazione,
per accedere ai dati che possiede la
nostra parte emozionale.

La Psicoterapia Ericksoniana
è come un fiume che scorre,
che segue i procedimenti, le analogie del
sogno
ma che viene portato a livello
cosciente,
è un sogno ad occhi aperti
in cui immagini, suoni, sensazioni non
sono più solo quello che sono
ma stimolo per un sacco di collegamenti
interiori
di altre immagini, suoni e sensazioni,
dove chi la riceve
è sempre pienamente padrone della sua
integrità psico-fisica,
solo che la sta vivendo ed affrontando
attraverso le sue emozioni.
E’ un po’ come quando sfogliamo un vecchio
album di fotografie
(che è una forma di regressione
nel tempo spontanea)
Se lo facciamo lasciandoci coinvolgere
dalle foto che vediamo
e se addirittura noi riviviamo i momenti
di quella foto:
se rivediamo persone che non ci sono più,
le percepiamo, le udiamo
e, magari addirittura, siamo là anche noi
in quello spazio ed in quel tempo: ebbene noi
siamo in un sogno ad occhi
aperti.

Per interromperla è semplice:
basta che richiudiamo quelle pagine e
tutto vola via,
perché noi sapevamo,in qualsiasi momento,
che erano cose
che appartenevano all’universo della nostra memoria.

La psicoterapia
ericksoniana è semplicemente un qualcuno,
che con la sua
presenza, ci accompagna
a fare tutto
questo, quando da soli,
in quel
momento nella nostra vita non
abbiamo la forza per farlo.
Ma non è solo un
guardarsi indietro,
ma, un guardare in
ogni direzione della nostra esistenza,
indietro, nel
presente e nel futuro,
alla ricerca della
essenza della vita e dei suoi significati.
I ritmi della psicoterapia ericksoniana
ricalcano il funzionamento della parte
emozionale:
la sintonia dei suoni, delle immagini,
delle sensazioni, la respirazione, il tono della voce, le parole usate come
assonanza, la libera elaborazione dei dati proposti, il modificarsi dei gesti e
delle parole in base ai desideri e reazioni di chi la riceve,

Chi la
riceve diventa un compagno
di viaggio
di una strada che si compie insieme.
Le tecniche sono infinite, ma la vera
tecnica è una non tecnica, è una sincera comunicazione delle nostre emozioni,
perchè in questo tipo di rapporto sono
acuite,
al massimo livello, nelle due direzioni
(da parte di chi la fa e da parte di chi
la riceve)
la percezione dell'altro.
per cui quello che si comunica lo si deve
provare dentro.
altrimenti non si riesce che a rimanere
alla superficie delle cose.
Nella psicoterapia ericksoniana,
sono fondamentali, proprio perché
suscitano emozioni:
un parlare per immagini, per tonalità di
suoni e per percezioni interiori,
e per metafore,
che danno un coinvolgimento indiretto a chi le recepisce,
che non sentendosi preso direttamente in
mezzo,
ha l’opportunità e il tempo di
trovare, alla fine,
quello che stava cercando,
in quello che si racconta e che si vuole
trasmettere.
Dove sono contenute le metafore?
Le metafore siamo noi stessi,
quando parliamo del nostro inconscio,
del nostro mondo interiore senza veli,
quando parliamo per emozioni,
suoni che si modulano
e non suono monocorde che è
linguaggio solo razionale,
percezioni interiori e immagini che sono
dentro di noi.
Le metafore sono quando parliamo non per
ragionamenti o convenienza ma, usando il linguaggio del cuore.

Le metafore sono storie,
immaginario
che diviene terapia,
la
trama dì un film
che ci ha coinvolto,
un viaggio
che sentiamo ancora dentro di noi,
descrizioni di un qualche cosa che ci
appartiene.
Le metafore sono suoni,
una canzone,
le parole,
che non sono più solo parole
ma, che diventano uno stimolo per un sacco
di collegamenti interiori
e che generano altri suoni, altre voci,
altre immagini, altre percezioni.
E da quell’enorme serbatoio della vita
possiamo attingere nuovi stimoli,
nuovi sogni da realizzare nella vita di
ogni giorno,
e possiamo riappropriarci del nostro paradiso
perduto.

Gilberto Gamberini
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