Gilberto Gamberini
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Le maschere dei nostri reality

È la tv ad abituarci alle
recite più spietate
Gli uccisori di Tommy
maschere dei nostri reality
Fonte Mirella Poggialini
AVVENIRE
Che faccia ha la verità? Ce lo stiamo chiedendo
in tanti, mentre seguiamo con il cuore stretto d'angoscia la conclusione
amarissima della storia del piccolo
Tommaso, volato in cielo a colpi di pala in faccia per mano di un uomo
che si diceva a sua volta "padre" e aveva fatto del piccolo il
tramite per un bieco progetto di ricatto. Tutti, in televisione, avevamo visto
da giorni il volto apparentemente mite e gentile dell'uomo che ai giornalisti
("Permesso?... Prego... Per favore!") esprimeva il suo orrore per il
rapimento e si dichiarava "estraneo ai fatti", lanciando appelli
apparentemente accorati per il rilascio del bambino. Lo abbiamo visto sorridere
compiaciuto, sogguardare la telecamera, stringersi al braccio la donna che
abbassava gli occhi e scuoteva il capo, per condannare quella crudeltà,
quell'orrore. E ci sono sembrati sinceri, autentici: anche se ormai, in virtù
di una lunga assuefazione alla mediazione televisiva dell'immagine, ci è
difficile distinguere fra verità e finzione, per via di quella
"fiction" travestita da realtà che fa del "reality"
l'apoteosi del finto. Non solo gli spettacoloni serali e crudeli con ospiti
teleguidati l'un contro l'altro armati, ma anche l'intrattenimento mattutino a
base di finti processi, le
interviste "vere" recitate da attori sconosciuti quanto
efficaci nel pomeriggio, i colloqui
e le liti "spontanei" preparati in anticipo nei talk-show di
ogni rete. Un regno del falso che si propone come spettacolo e si mette la
maschera. Una
maschera, appunto, che anticamente si chiamava "persona", in
un'ambiguità significativa e sapiente. Dietro la quale tuttavia non riusciamo
più a scorgere l'autenticità della persona reale. La cronaca costantemente ci
propone facce gentili, uomini e donne "tanto per bene", come
commentano i vicini intervistati, che rivelano poi orrori indicibili negandoli
con volti di pietra. Così che la negazione si confonde con l'affermazione, il
"sì" si equipara al "no", allontanandosi dalla
forza imperativa di quell'essenziale «Sia il vostro sì sì e il vostro no no».
Il
relativismo di cui Benedetto XVI lamenta la diffusione nel nostro modo
di pensare, arriva anche a questo, a confondere vero e falso in un macabro
gioco che si apparenta al teatro ma tocca ormai la vita quotidiana. E il
disinganno e la delusione, lo sgomento e l'incertezza di cui la nostra società
si lamenta giustamente si nutrono anche di questa larvata menzogna che si
diffonde subdola, guidata da un protagonismo dilagante che fa di ogni
individuo, come davanti alla telecamera, un attore. …..

M.A.
Il mio primo “incontro” con lui lo ebbi
in modo auditivo,
una voce calma, suadente, gradevole, alla apparenza sincera, con quella
inflessione meridionale che sa di sole, fui colpito dal tono della voce,
professionale e tranquilla, ed altresì dalla profondità delle sue parole che
denotavano pacatezza,
partecipazione emotiva e cultura.
Ci sono persone che non sono laureate,
che sanno parlare, lui era uno di quelli…
Stavo scrivendo al computer, e le sue
parole il suo modo di porle mi colpì piacevolmente, mi volsi a guardarlo….
Per lavoro osservo le persone che mi
stanno davanti, e non sempre mi fido degli schemi interpretativi, perché gli
schemi e le regole fisse sono fatti solo per chi ha poca curiosità di ricercare
altre verità, e per chi è mentalmente pigro……
Ma, come se fossi a
lezione, mi venne in mente di registrarlo, per potermelo rivedere con
calma e osservare la sua comunicazione non
verbale, quella subliminale,
e attraverso quali canali
sensoriali, rappresentasse la sua realtà interiore, del suo sentire
profondo, quello più vero, quello inconscio….
Non riuscì a mettere in funzione il
videoregistratore…ed allora lo guardai…lasciando il lavoro che stavo facendo…..
Nel complesso, a parte qualche
sbavatura, qualche, forse, menzogna, quando con gli occhi andava
sull’immaginifico…la sua comunicazione non verbale, fu coerente con quella
verbale…
Poi.. i soliti Soloni del giorno dopo,
dissero che l’avevano capito da subito che mentiva, perché si capiva benissimo
che la sua comunicazione non verbale era incoerente con quella verbale….ma non
lo dissero in quel giorno….
Resto perplesso….

Doti naturali…camuffamento…sincerità…sta
di fatto che sempre di più la realtà si mischia con la virtualità, e forse è
tale il coinvolgimento di massa che tale confine è sempre più sottile….
Attori che convincono tutti di essere
gay e non lo sono, altri che lo sono e sembrano tutt’altro…
Ma non è come ai tempi di Rock Hudson,
il mito dell’amore maschile delle ragazzine di altre tempi, i cui timidi baci,
nascondevano una ripulsa per quello che faceva e altri desideri….
I tempi alla sua epoca non erano maturi
per potersi esprimere e si rischiava la ghettizzazione e l’allontanamento dal
successo e dalla fama….
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Ti ritagliavano addosso un
ruolo e dovevi seguirlo, come
lo seguì Marilyn
Monroe, l’apparente oca stupida che nascondeva una invisibilità
ed una fragilità
interiore…
No…non è più così…le cose, sono
talmente studiate, sono talmente preparate, quasi come se i mass media fossero
diventati una fabbrica di suggestione,
una ipnosi
collettiva di massa in cui non si comprende più quello che è vero e ciò
che è falso, spiazzamento,
deragliamento
dei pensieri, paradossi,
doppi
legami, confusione,
che prendono dentro tutti senza
che alcuno sia avvisato di quanto succede.

Un reality
show immenso, una manipolazione
cattiva, perché nessuno l’ha chiesta, ed in fondo a noi non serve, se non a chi manipola,
per venderci e per farci nascere esigenze di cose che non abbiamo mai
desiderato…
Quando non è così, si enfatizzano
stupidità, superficialità, inutilità,
per cui alla fine, mettendo cose importanti e non importanti sullo stesso
piano, non si sa più dove finisce una cosa e inizia l’altra….

Qualcuno dirà che ci sono sempre stati
i film, anche i film ti portavano dove ti volevano portare, quando come in una
ipnosi, ti coinvolgevano, realizzando l’assioma
della ipnosi stessa “quando le parole, i suoni, le immagini e le percezioni cessano di essere solo
quello che sono ma divengono spunto e collegamento per ulteriori analogie e
assonanze interiori…..
il
film del nostro inconscio, sempre più coinvolgente”

Ma c’è una importante differenza, il
film ha i titoli di testa e di coda, hai un inizio ed una fine, una trama che
per motivi di tempo deve svolgersi in un certo tempo, per cui non può
approfondirsi oltre un certo limite…
Il film cessa…ed, in un qualche modo,
puoi scegliere se continuarlo o cessarlo nella tua vita reale…che riprende alla
fine di quel film…
C’è uno stacco…
Se ha delle scene erotiche ha un
bollino rosso che ti avvisa sullo schermo, ha altri bollini o segnali che ti
fanno capire se è per tutti o se è meglio escludere
i bambini…
Ma poi quanti sono gli adulti ancora
bambini…quanti sono coloro che non riescono ad elaborare in modo critico un
messaggio senza
solo subirlo?
Il reality continua…è a puntate…si
ficca dappertutto come la polvere….in orari diversi…diventa un tuo specchiarti
quotidiano…e il suo linguaggio diviene il tuo linguaggio…se giochi bene..se sai
ingannare bene…se sei furbo…arrivi in fondo..vinci e ti sistemi…spesso a
vita…ti vendi…ti allei…nomini chi ti può contendere il trono….elimini chi te lo
può minacciare….
A forza di recitare quello che sei,
assieme a quello che non sei, alla fine non sai più chi eri ….hai solo in testa
un fine…vincere….comunque vincere…alla fine… solo….
Ed in quella solitudine morale e
intellettuale…si affollano i
pensieri e ti chiudono nella
loro gabbia…

Un tempo c’erano re, nobili e potenti
che giocavano questo gioco….in realtà lo giocavano anche i più poveri…ma era il
giuoco della vita il loro….quello del sopravvivere, e non avevano la cultura,
la coscienza e la conoscenza delle cose…..
Ora siamo tutti attori…senza
controfigure…in una recita che continua…anche a schermo spento…un bombardamento
inconscio,
una ipnosi
collettiva, una luce dell’anima
che si spegne dentro per accendere un faro fuori, un faro li illumina, sono al
centro della attenzione, sono arrivati, e se non fanno stupidaggini, nessuno li
toglierà da quella luce…
Fama…quindi esistono….ma solo loro…e
tutto quello che è intorno è per loro disponibile ed usabile, compresa la
disponibilità della
vita altrui….

Sono divenuti un esercito….
una interconnessione digitale terrestre
o via satellite li unisce tutti…tutti da oscar…in un film di quarto ordine
dall’esito squallido…recitato con la simpatia e la scaltrezza di Clark Gable….

Gilberto Gamberini
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