
Gilberto Gamberini
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[Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.
Qualcuno
dice, perché parlare e ricordare queste cose? Chi ha provato questo orrore e ne
è sopravissuto, non ne vuole più sentire parlare, e poi perché deve parlarne?
Una
persona che non ha vissuto tutto questo cosa puoi capirne? E’ strano come, a
volte, in questo, vittime e carnefici, siano uniti, nell’affermare la stessa
cosa: non parlarne, in modo che i ricordi restino solo dei fantasmi.
E’
di questo non parlarne che si sentono forti e sicuri i carnefici
Risponde
Primo
Levi "Se moriremo in silenzio come vogliono i nostri nemici, il
mondo non saprà mai di che cosa l’uomo è stato capace e di che cosa tutt’ora è
capace"
Arrivare
alla risiera, non è facile, le indicazioni stradali spariscono ad un certo
punto e devi chiedere per arrivarci.
Dalla
circonvallazione di Trieste l’uscita è quella di Valmaura e poi subito dopo a
destra vi è la risiera, i custodi sono gentili e disponibili e sono prodighi di
informazioni, abituati forse all’uso didattico del luogo.
Una gentile signora
di Trieste, venditrice di fiori del vicino cimitero, mi ha
indirizzato alla risiera dicendomi "non vada là, è un posto triste!"
Cosa
ci può essere di più triste di un cimitero? La risiera, lo è per le sue alte
mura in cemento armato che ti dirigono al suo ingresso, lo è per le altre mura
che circondano il cortile interno, facendoti avere una idea visiva dell’imprigionamento,
della lontananza dal sole, dalla luce, dalla libertà, e dell’approssimarsi
della angoscia…..
E
lo è ancora di più al suo interno, per quelle mura originarie in mattoni
rossastri, con le finestre murate, quando da luogo per la pilatura del riso fu
trasformata in lager, lo è per il suo museo con la sua sfilata di orrori e per
le foto, che provengono e ricordano la vita e soprattutto la morte anche di
altri lager più importanti, lo è per quella sua aria triste di risiera,
diventata poi fabbrica della morte, lo è per le lapidi che ricordano le morti,
dei partigiani yugoslavi e italiani, dei militari italiani, degli oppositori
politici, degli ebrei, dei semplici
cittadini, che le madri triestine ricordano.
Ce
n’è una che dice " in memoria di tutti coloro che seppero accettare le
sofferenze e la morte con coraggio e dignità"
Ma
si può morire con dignità quando si è così giovani e pieni di vita, e si lasciano
dietro di se, madri, sorelle, mogli, figli e fidanzate e i propri sogni?
Io
credo che molti di loro siano morti urlando il loro desiderio di vita e
maledicendo i loro assassini.

"La risiera costruita nel 1913 nel
quartiere di San Sabba a Trieste dapprima divenne il Stalag 339 campo di
prigionia per i militari italiani dopo l'8 settembre 1943 Poi divenne Polizeihaftlager
Campo di detenzione di polizia, usato sia come campo di passaggio per gli ebrei
da inviare poi allo sterminio in Germania e in Polonia (a Dachau, Auschwitz,
Mauthausen), sia alla detenzione e eliminazione di ostaggi, militari,
oppositori, politici partigiani, antifascisti, esponenti della resistenza
italiana, slovena e croata. "
Fonte rete civica Trieste
Il
campo di San Sabba ha questa sua peculiarità è un campo di sterminio delle
idee, e del dissenso, non necessariamente legato alla follia della dottrina
razziale nazista. Nelle celle si sono trovate migliaia di documenti d'identità,
che sono stati prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella
Risiera e furono portate a Lubiana, dove sono conservati ancora oggi presso
l'Archivio della Repubblica di Slovenia.
Come
per altri campi, vi era in comune, la presenza di laboratori, dove vi
lavoravano principalmente gli ebrei
che poi, quando c’era un carico sufficiente, (fa rabbrividire usare
questa parola) venivano inviati nei campi di sterminio in Germania e in Polonia
(a Dachau, Auschwitz, Mauthausen) E’ sottesa l’idea della efficienza e della
utilitarietà dell’individuo, che deve rendere e produrre prima di essere ucciso,
quasi a pagare le spese della sua eliminazione.
Nel
cortile interno della Risiera il forno crematorio collaudato il 4 aprile 1944,
dalle migliori intelligenze naziste che si erano contraddistinte nei lager di
tutta l’Europa e che per un tragico destino si erano riunite qui a Trieste. Il
forno fu fatto saltare con la dinamite dai nazisti in fuga alla fine
dell’aprile 1945.Nei resti del forno, la mazza, una mazza ferrata del tipo di
quelle usate nel medioevo,
che
veniva usata per dare il colpo finale sulla nuca dell’internato prima di
gettarlo alle fiamme, vivo o morto che fosse, oppure era usata per spezzare le
ossa delle giunture e delle articolazioni o per torturarlo in altro modo, come
solo la crudeltà dell’uomo sa concepire, al di là di ogni fantasia.I
prigionieri che venivano uccisi non provenivano solo dal campo di San Sabba ma
anche da altre carceri della città come il Coroneo, e, a volte, da fuori.
Ci
sono rimaste le loro testimonianze, graffiate sui muri delle celle, e le
lettere che esprimono quello che solo chi ha vissuto queste cose sulla propria
pelle riesce ad esprimere. In particolare la lettera alla fidanzata del
triestino Pino Robusti ….

Per le lettere che seguono Fonte il Giorno
della Memoria Shoa 27 Gennaio
"Lettera dello studente Pino Robusti ai
genitori, dalle carceri del Coroneo di Trieste, pochi giorni prima di essere
ucciso."
Pasqua 1945
"Carissimi
Questa giornata è stata come una sorpresa per tutti noi "politici".
Ogni ceto, classe, età, accomunati in una sola vera fede, in una sofferenza
unica e distinta per ognuno di noi eppure per tutti uguale. Ci siamo ritrovati
tutti, stamane in chiesa, italiani, slavi, americani, russi tutti uguali
dinanzi al cappellano, uomini e donne. Il discorso del prete è stato grandioso
come grandioso il "grazioso" sorriso che da qualche giorno
infiora la fetida bocca dei carcerieri. Si scusano di tenerci qui, ma come si
fa… il dovere…!
Fifa, miei cari, fifa bella e buona! Poi in cortile, tutti insieme abbiamo
cantato l’inno partigiano e gli slavi sono maestri del canto. Bisognava vedere
la faccia del maresciallo tedesco che osservava la scena. Nulla ci è mancato,
né vino, né sigarette e neppure fiori e che eleganza stamattina. Insomma la
miglior dimostrazione di strafottenza più schietta e manifesta. Spero che anche
voi avrete passato questo giorno con quella letizia che permettono le
circostanze attuali (illeggibile) meglio non pensarci (illeggibile). State in
pace e ricordatevi come io ricordo che l’ora del (illeggibile) è sempre più
vicina per qualcuno che io conosco. Baci a tutti."
Pino
Pino Robusti alla fidanzata
"Lettera dello studente Pino Robusti alla
fidanzata dalle carceri del Coroneo di Trieste il 5 aprile 1945. Il giorno dopo
egli veniva ucciso e bruciato nel forno della Risiera."
Trieste, 5 aprile 1945
"Laura mia
Mi decido di scrivere queste pagine in previsione di un epilogo fatale ed
impreveduto. Da due giorni partono a decine uomini e donne per ignota
destinazione. Può anche essere la mia ora. In tale eventualità io trovo il
dovere di lasciarti come mio unico ricordo queste righe.
Tu sai, Laura mia, se mi è stato doloroso il
distaccarmi, sia pure forzatamente da te, tu mi conosci e mi puoi con i miei
genitori, voi soli, giustamente giudicare. Se quanto temo dovrà accadere sarò
una delle centinaia di migliaia di vittime che con sommaria giustizia in un
campo e nell’altro sono state mietute.
Per voi sarà cosa tremenda, per la massa sarà
il nulla, un’unità in più ad una cifra seguita da molti zeri. Ormai l’umanità
si è abituata a vivere nel sangue. Io credo che tutto ciò che tra noi v’è
stato, non sia altro che normale e conseguente alla nostra età, e son certo che
con me non avrai imparato nulla che possa nuocerti né dal lato morale né dal
lato fisico. Ti raccomando perciò, come mio ultimo desiderio, che tu non voglia
o per debolezza, o per dolore, sbandarti e uscire da quella via che con tanto
amore, cura e passione ti ho modestamente insegnato.
Mi pare strano mentre ti scrivo, che tra poche
ore una scarica potrebbe stendermi per sempre, mi sento calmo, direi quasi
sereno, solo l’animo mi duole di non aver potuto cogliere degnamente, come
avrei voluto, il fiore della tua giovinezza, l’unico e più ambito premio di
questa mia esistenza.
Credimi, Laura mia, anche se io non dovessi
esserci più, ti seguirò sempre, e quando andrai a trovare i tuoi genitori io
sarò là, presso la loro tomba, a consigliarti, ad aiutarti.
L’esperienza che sto provando, credimi, è
terribile. Sapere che da un’ora all’altra tutto può finire, essere salvo, e
vedermi purtroppo avvinghiato, senza scampo dall’immane polipo che cala nel
baratro.
È come divenir ciechi poco per volta. Ora, con
te sono stato in dovere di mandarti un ultimo saluto, ma con i miei, me ne
manca l’animo, quello che dovrei dire loro è troppo atroce perché io possa
avere la forza di dar loro un dolore di tale misura. Comprenderanno, è l’unica
cosa che io spero."
"Comprenderanno.
Addio Laura adorata, io vado verso l’ignoto,
la
gloria o l’oblio, sii forte, onesta, generosa, inflessibile. Laura santa.
Il mio ultimo bacio a te che comprende tutti
gli
affetti miei, la famiglia, la casa, la patria, i figli."
Addio.
Pino
Antonio Strani alla madre
"Testo dal biglietto scritto dal
partigiano Antonio Strani alla madre il 6 aprile 1945 dal carcere del Coroneo.
Strani fu ucciso in Risiera il 7 aprile 1945."
Mamma mia
"Se sarai in tempo corri con la Thea e la
piccola a supplicare le SS che mi lascino in vita. Divento pazzo, fucilano ogni
giorno. Sono impazziti.
Mamma cara perdonami se ti ho fatto tanto
soffrire, chiedo perdono anche alla moglie e alla mia cara bambina. Che Iddio
vi benedica tutti. Sono pazzo, non ne posso più e non mi lasciano vedervi per
l’ultima volta. Mamma mia, mamma mia, vivi tu per la mia bambina.
Perdonatemi tutti ma non sono mai stato
cattivo, il mio cuore non è cattivo. Il mio ultimo pensiero sarà per voi.
Vi benedico tutti. Il tuo figlio che ti vuol
tanto bene. Benedici tutti (segue una riga illeggibile)."
Aldo Mario Tosi a Roman Pahor
"Testo di una lettera autografa di Aldo
Mario Tosi uscita dal carcere del Coroneo di Trieste e datata 6 aprile 1945. La
lettera era diretta al delegato della Croce Rossa internazionale di Trieste
Roman Pahor e fu consegnata in fotocopia dal giornalista Albin Bubnic all’IRSML
e quindi al giudice istruttore del processo per i crimini della Risiera."
Amico carissimo
"Attendo sue notizie. Spero che lei starà
bene. Io l’amico siamo sempre in attesa e non conosciamo quale sarà il giorno
della nostra decisione.
Qui siamo assaliti da un’ondata di spaventi tremenda. Le rimetto i dati. Mi
raccomando alla più assoluta riservatezza.
Di alcuni ho dei ricordi da consegnare. Anche per questa sera e per domani
sera si attendono analoghe conseguenze.
Così come a Trieste anche a Pordenone - a Gorizia - a Udine – a Lubiana
ecc.
Mi ricordi e speriamo di vederci quanto prima e tutti gli amici in pace se pur
sempre sofferenti per quanti non potremo dimenticare. "
Un abbraccio Suo devotissimo
Firma illeggibile
"Riapro la busta: in questo momento Zucapeti ha
incominciato a chiamare i sorteggiati di oggi. Alle ore 17.15 è arrivato il
famigerato autotreno a gassogeno scortato da una millecinquecento. Si parla che
14 persone sono state scancellate dal vitto di domani."
Firma illeggibile
"Riapro ancora: alle 18.02 è tornato
l’autotreno e ha caricato altre 15 persone. Tutte con destinazione San Sabba –
che terrore!"
Le
esecuzioni avvenivano di notte, e i prigionieri dalle celle lo sentivano,
perché in quelle notti i motori dei camion andavano a pieno regime, e col
rumore dei motori coprivano le urla di chi veniva ucciso. I prigionieri
venivano gassati dai gas di scarico dei camion appositi, fucilati, o uccisi
colla mazza ferrata. I sopravissuti, che udivano questo dalle celle, hanno
ricordi auditivi, non grida ma il rombo dei motori, le musiche ad altissimo
volume, delle marce tedesche e di "Lilì Marlene" i latrati dei cani
delle guardie, e poi il silenzio tragico della morte.
L’odore
acre della carne che bruciava nei forni riempiva l’aria e arrivava fino alle
celle dei prigionieri.Ed il giorno dopo, persone che non esistevano più, perché
mucchi di cenere, che venivano sparse nel mare dell’Adriatico. Quante sono
state le persone uccise allo interno della risiera di San Sabba? Circa 5000 persone,
cristiani e atei appartenenti alla resistenza, alle file dei partigiani,
oppositori e ostaggi. Qualcuno parla di cifre maggiori.Non vengono calcolate le
migliaia di persone che qui vennero raccolte, (principalmente ebrei) e poi
mandate a morire nei campi di sterminio in Germania e in Polonia (a Dachau,
Auschwitz, Mauthausen)
Solo
nel 1965 lo Stato Italiano dichiara la Risiera di San Sabba monumento nazionale

Dichiarazione di monumento nazionale della
Risiera di San Sabba, in Trieste.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
15 aprile 1965, n. 510
Dichiarazione di monumento nazionale della Risiera di San Sabba, in Trieste.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Veduta la legge 1º giugno 1939, n. 1089, sulla tutela delle cose di interesse
artistico o storico;
Veduto il regio decreto 30 gennaio 1913, n. 363, che approva il regolamento per
la esecuzione delle leggi relative alle antichità e belle arti;
Considerata la opportunità che la Risiera di San Sabba in Trieste, - unico
esempio di Lager nazista in Italia - sia conservata ed affidata al rispetto
della Nazione per il suo rilevante interesse, sotto il profilo storico -
politico;
Sulla proposta del Ministro Segretario di Stato per la pubblica istruzione;
DECRETA
La Risiera di San Sabba in Trieste è dichiarata monumento nazionale.
Il presente decreto, munito di sigillo dello Stato, sarà inserito nella
Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. O fatto
obbligo a chiunque spetti, di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 15 aprile 1965.
SARAGAT
Visto, il Guardasigilli: REALE
Registrato alla Corte dei conti, addì 26 maggio 1965
Atti del Governo, registro n. 193, foglio n. 109. - VILLA
A
Lubiana (Yugoslavia) si tenne un processo per i crimini della Risiera.
Il processo per i crimini della Risiera, in Italia, è stato celebrato molti
anni, troppi anni dopo, è terminato a Trieste nell’aprile 1976. Al processo il
banco degli imputati è rimasto vuoto: molti di loro erano morti per cause
naturali, altri giustiziati dai partigiani.
Joseph
Oberhauser il comandante del campo di sterminio di San Sabba, proprietario di
una conosciuta birreria a Monaco, è rimasto a vendere birra nella sua ridente
città ed è morto all’età di 65 anni il 22 novembre 1979.

Gilberto
Gamberini
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