La Metafora
Gilberto Gamberini

Erickson era convinto che una persona poteva
imparare molto quando riusciva a superare le avversità
perciò, quando aveva a che fare con
qualcuno che aveva scarsa
stima di sé
e che non riusciva a trovare degli stimoli per migliorarsi, spesso raccontava
degli episodi della propria vita.
Raccontava che aveva avuto un gran
vantaggio sugli altri!
Aveva avuto la poliomielite da bambino
ed era rimasto totalmente paralizzato.
Dal letto su cui era costretto a vivere,
aveva imparato il
linguaggio non verbale di tutti quelli che erano intorno a lui.
Un giorno si aggravò. Lo aveva capito
dal comportamento della madre. Allora fece spostare una cassapanca che gli
impediva di vedere fuori della finestra.
Per nessuna ragione al mondo poteva,
prima di morire, rinunciare allo spettacolo del tramonto!

Lentamente, con grandissimo sforzo, cominciò a guarire.
Erickson spesso terminava il racconto
della propria vita ricordando alla persona che, nonostante la poliomielite
avuta da bambino, ora camminava benissimo, a
parte un’impercettibile zoppia che volutamente accentuava per
intenerire il cameriere quando non trovava posto ai tavoli del ristorante!
Le persone cui il racconto metaforico è
diretto possono utilizzarne il contenuto a modo proprio e possono cogliere quei
significati che si applicano alla loro situazione particolare.
I racconti metaforici possono parlare
dei problemi della persona in un linguaggio simbolico, togliendo l’ansia che ne
deriverebbe affrontando il problema direttamente.

E’ preferibile che le metafore siano
generiche, non particolarmente soggettive, in modo tale da potersi rifare ad
esperienze passate della persona.
Sarà poi lei stessa a prendere ciò che
le serve.
Il modello, i
racconti,
la trama
di un film,
la descrizione, l’emozione sono i
diversi aspetti della metafora.
La metafora è il linguaggio
dell’emisfero cerebrale destro.
Il linguaggio dell’emisfero destro
comprende anche la poesia ed il linguaggio
non verbale.
Le metafore, come afferma P. Barker,
rappresentano un modello di comunicazione, un linguaggio per il cambiamento che
può influenzare
direttamente l’inconscio della persona.
I racconti metaforici sono più
interessanti e più garbati della diretta esposizione delle cose che si
desiderano sottolineare.
Possono catturare l’immaginazione.

Più la metafora è vaga, più la persona
attinge alle proprie risorse per colmare le lacune.
Non esiste quindi la metafora buona per
tutte le stagioni, ma esiste la metafora adatta in quella particolare
situazione, per quella particolare persona.
La metafora può mettere in moto nella
persona un processo d’analogia e d’identificazione, nonché d’apprendimento e
d’elaborazione, e può diventare la base di un suo cambiamento .
La metafora è molto efficace con i
bambini.
Per
i bambini può diventare una piacevole favola, che si rifà al loro immaginario.

La metafora può spiegare dei concetti in
un modo meno razionale, facendo prevalere altre forme di valutazione.
Conta, come sempre, come la si racconta.
Quello che si dice lo si deve sentire
dentro.
Può essere utile all’inizio della
induzione, per coinvolgere la persona, durante, per approfondirla e alla fine,
per sdrammatizzarla.
A volte i contenuti espressi dalla
metafora possono diventare i contenuti dell’induzione stessa.
Una metafora …
come stimolo per superare i limiti
abituali.
E’ la storia di Piccolo- Piccolo e
Shwarzenegger.
La metafora di Piccolo-Piccolo e
Schwarzenegger
Nella contea di Buda erano nati nello
stesso giorno due bambini:
uno era piccolo piccolo, per cui lo
chiamarono così, l’altro era grande e forte perciò lo chiamarono
Schwarzenegger.
Piccolo-Piccolo voleva diventare grande
e forte come Schwarzenegger, allora andò a cercare un maestro taoista affinché
lo aiutasse.
Il maestro gli disse di allenarsi 10 ore
al giorno.
Piccolo-Piccolo lo fece, ma non successe
nulla.
Tornò dal maestro che gli disse di
allenarsi ancora di più, per 15 ore al giorno.
Piccolo-Piccolo seguì il consiglio ma
non bastò ancora perché, non appena affrontò Schwarzenegger, fu sconfitto.
Piccolo-Piccolo tornò avvilito dal
maestro che serenamente gli disse di allenarsi ancora di più, per 20 ore al
giorno.
Piccolo-Piccolo eseguì ma, quando
incontrò in campo aperto Schwarzenegger, andò a finire come la volta
precedente.
Tornò dal maestro ancora più avvilito.
Il maestro lo guardò negli occhi e gli
disse:
“ Devi allenarti ancora di più. Non
diventerai mai forte come lui, perché ciò è nella natura delle cose e noi
dobbiamo sempre seguire il ritmo naturale del mondo.
Ti sei mai chiesto che, se in questa
assurda gara tu non ti ponessi come modello Schwarzenegger ma te stesso, in
altri campi tu lo avresti, con facilità e senza allenarti già sconfitto più
volte?
Ma io voglio aiutarti ancora.
Ti insegnerò le antiche arti marziali e
tu lo sconfiggerai con un po’ di furbizia.
Ma devi allenarti 24 ore al giorno!”
Piccolo-Piccolo aveva finalmente capito,
era però sconcertato dal fatto di doversi allenare 24 ore al giorno.
Allora chiese: < < Ma maestro e dormire?>>
Il
maestro lo guardò sorridendo e gli disse: “Dopo!”

Tutto quello che potrebbe essere è
possibile che sia, anche le
cose più impensate.
Nessuna cosa è un problema se io non
l’affronto come un problema.
Copyright
© 2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.
foto
riprodotte a fini didattico esplicativi
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