L’OBBIETTIVO E LA GARA DAL CALCIO ALLA GARA DELLA PROPRIA VITA

 

Gilberto Gamberini

 

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Copyright © 2004-2008  [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

 

 

 

 

 

 

 

Ogni obiettivo

è il primo e l’ultimo,

non esiste nulla prima di quello

nè dopo di quello.

 

Erickson diceva:

Ogni freccia lanciata sul bersaglio

è la prima e l’ultima

non ci sono condizionamenti

per le frecce precedentemente lanciate

ne per le successive

 

Tale impostazione mentale

toglie l’ansia

per quello che accadrà in  futuro

ed elimina il  condizionamento,

in positivo o in negativo,

per quello che è  già passato.

 

La concentrazione su un obbiettivo

ci permette di usufruire di tutte le nostre energie per ottenerlo

 

Qualsiasi elemento disturbante

legato a ragionamenti e calcoli

deve essere evitato.

 

Il successo ottenuto da una azione

non deve condizionare le azioni successive.

Finchè la gara non è terminata,

la necessaria

serena

tensione

e la concentrazione devono essere mantenute.

 

Chi allena deve mantenere un atteggiamento di concentrazione e di serenità

che deve essere trasmesso agli atleti.

 

Chi allena deve essere un punto di riferimento

e  non elemento destabilizzante

per verbalizzazioni

e comunicazioni non verbali

quali schemi corporei, atteggiamenti o altro.

 

Piangersi addosso

e/o dare sempre la colpa agli altri è un modo per porsi

al di fuori di qualsiasi possibilità di cambiamento

e di approfondimento interiore.

 

La concentrazione di un atleta deve essere mantenuta per tutto il tempo

della gara.

 

Condizionare il risultato a calcoli e a complicati ragionamenti e agli errori altrui è completamente destabilizzante

dal punto di vista della psicologia emotiva individuale e del gruppo.

 

Al di fuori di una concezione atletica,

scendendo a livello personale,

un individuo

può anche chiamarsi

fuori da una gara

se non ne condivide gli obbiettivi

e può scegliere lui stesso la propria gara

che giocherà nella sua vita.

 

Ognuno di noi è un modello,

non esistono solo i modelli che ci impongono gli altri.

 

E poi perché i modelli?

 

L’uomo non è un manichino.

 

Gilberto Gamberini

 

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