Osservare
Potenziare le capacità percettive e
l’apprendimento
Gilberto Gamberini

Il terapeuta ricalca con le parole quello che vede,
ascolta e sente
e che anche la persona può vedere,
ascoltare e sentire. In tal modo il terapeuta acquista credibilità e la
persona si lascia andare ancora di più, perché c’è un "idem sentire".
La terminologia usata deve essere
volutamente vaga, in modo da poter incorporare anche sfumature non
immediatamente colte ma che potrebbero esserci in quel dato momento. Erickson
diceva: "Vedete io avevo un grandissimo vantaggio sugli altri; avevo avuto
la poliomielite ed ero totalmente paralizzato…
Come facevo a divertirmi?
Cominciai ad
osservare le persone e l’ambiente. Ben presto imparai che le mie sorelle
potevano benissimo dire no quando volevano dire sì. Oppure potevano dire sì e
contemporaneamente intendere no…
Così cominciai a studiare il
linguaggio non verbale e il linguaggio
del corpo."

Erickson ribadiva:
"La
comunicazione è una cosa ben complicata. L’espressione del viso, gli occhi,
il modo di stare con il corpo, il modo di muovere il corpo e le estremità, il
modo di muovere la testa eccetera, il modo di muovere certi singoli muscoli:
tutto ciò fornisce moltissime informazioni."
Sul potenziare
le capacità percettive, Erickson raccontava il caso di Arthur, uno studente
che al momento dell’esame alla Università era talmente bravo ed esaudiente
nelle risposte che il professore ebbe il dubbio che Arthur conoscesse già in
anticipo le domande che stava ponendo.
Arthur non era uno studente modello, uno
sgobbone, lo si vedeva spesso in giro e non sembrava studiasse gran che, e
comunque molto meno di altri che avevano un rendimento assai diverso.
Quale era il segreto di Arthur?…
Il professore pensando a qualche
incomprensibile imbroglio lo mandò dal preside di facoltà affinché esaminasse
la questione.
Il Preside di facoltà che aveva già
avuto analoghi rapporti su quello studente "troppo bravo, e troppo poco
studioso" anche da altri professori esaminò Arthur con estrema prevenzione
e severità.
Arthur serenamente spiegò l’arcano che
lo rendeva il migliore studente di quella Università.
Arthur, era un attento osservatore, e
spiegò che lui non mancava mai alle lezioni, e nei suoi appunti di lezione,
tutti gli argomenti che i professori trattavano e tutte le domande che i
professori facevano, e tutte le cose che loro rimarcavano anche a livello
inconscio lui le sottolineava.
Quando quegli argomenti, quelle domande,
quegli interessi, di nuovo, riemergevano, nelle lezioni successive, lui le
indicava con un asterisco.
Alla fine di tutte le lezioni, prima di
preparare un esame lui esaminava la sua personale banca dati ed in base a
quella preparava i "suoi" esami.
Gli argomenti che non venivano mai
trattati a lezione, oppure quegli argomenti a cui il professore dimostrava
indifferenza o addirittura fastidio inconscio lui non dedicava nessuna
attenzione.
Gli argomenti segnati da sette
asterischi, in su, Arthur li studiava alla perfezione, e quelli sotto quella
soglia progressivamente sempre di meno.
Arthur, inoltre, ascoltando le lezioni
aveva notato la particolare intonazione che i professori avevano dato a quei
particolari punti: così aveva matematicamente individuato, calandosi
nell’altro, in questo contesto: nell’insegnante, le domande che avrebbero posto
all’esame.

la
fotografia del cervello mentre ricorda.......
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