Psicologicamente….
tornando da Nassiria (Iraq)
Gilberto Gamberini
Copyright ©
2004-2008 [Gilberto Gamberini]. Tutti i
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Ho trascorso quasi 5 mesi in Iraq,
poi questo breve ritorno in Italia
ed ora… un altro e l’ultimo mese laggiù.
A Nassiria, la Sabbia è fine come farina,
diversa da quella delle nostre spiagge,
ti penetra dappertutto e non puoi farci
nulla,
come tante altre cose della vita,
che te le ritrovi dentro, senza neppure
rendertene conto
e non sai neppure il perché.
Nassiria è per metà controllata da noi,
l’altra metà è, in realtà, controllata
dalla autorità locale sciita,
è una convivenza che funziona,
anche se qui non capisci mai bene come
funzionano le cose
e chi comanda veramente, si avverte un
vuoto di potere….
I rapporti con la gente del posto sono
scarsissimi,
in fondo, ci sentono come occupanti, e
loro gli occupati,
io credo…. che sia così, perché rapporti
diretti con loro
non gli ho mai avuti.
A volte, vedi delle carovane in quel
deserto verso sud,
ma con la guerra, sono diventate rare
ed il mondo appare come irreale.
Ho avuto contatti con la gente in Kuwait,
a
Kuwait city,
dove molti sono di antica origine
irachena,
abbiamo parlato,
ma non ho mai toccato l’argomento della
nostra presenza in Iraq,
è una mia impressione…
ma ....mi viene da pensare a noi
italiani,
quando i tedeschi, dopo l’8 settembre
1943 ci hanno invasi,
fummo, poi, felici della loro
sconfitta,
ma, non so se saremmo stati felici di
pensare ad un esercito arabo
che occupasse la Germania.
Hanno un altro modo di vedere le cose,
cambia la loro idea della vita e della
morte,
il martirio per una idea…noi non lo
compendiamo….
Qui viviamo in una grande base,
ora ci siamo spostati... da Nassiria
verso Bagdad,
li uni accanto agli altri,
americani, inglesi, polacchi, rumeni,
irlandesi, italiani…
ci ritroviamo tutti insieme in mensa…
di notte, si sentono di continuo gli
elicotteri e gli aerei…
non è una vera e propria tensione, che
senti dentro…
a volte, ti irriti di più sentendo il
russare di qualcuno
o qualcuno che fuma
o che si sveglia di continuo perché non
riesce a dormire,
e che si alza ed entra e esce di continuo….
Qui vivi in uno spazio
confinato,
la tua è una libertà
confinata,
la tenda, la base, la
tua missione di quel giorno….
ti senti chiuso,
prigioniero…
come potrebbe sentirsi
un ragazzo in un collegio
con soli altri ragazzi…
o come un carcerato…
a volte se non
metabolizzi tutto questo…
scoppi,
e ti prendono degli
scatti d’ira
e spaccheresti tutto,
ma, poi ti limiti a
dare un grosso pugno sul tavolo….
A volte qualcuno non gliela fa,
se non gliela fai non c’è cura, non c’è via di mezzo,
divieni un pericolo per te e per gli
altri,
trasmetti il tuo disagio
e crei disagio come un virus
ed, allora, devi ritornare a casa.
A volte, sono i
rapporti con la famiglia,
che è rimasta a casa,
che ti mettono in crisi,
qualcuno non gliela fa
a stare lontano tanto tempo dai propri
cari
o tua moglie non gliela
fa…
ed allora qualcosa
succede…
le cose
si spezzano…
o cambiano in modo tale
che non sono e non
saranno mai più le stesse…
Io credo che la guerra
faccia parte dell’uomo,
fin da quando è all’asilo…
io per guerra intendo
l’aggressività, la violenza…
è in ognuno di noi…
uno scatto d’ira che va
oltre…
e a volte non comprendiamo che c’è guerra tra
di noi esseri umani,
anche quando la guerra
non c’è…
La guerra è un
atteggiamento mentale…
un odio che monta verso
qualcuno…succede ogni giorno…
e quasi nessuno che si
sente così…
si sente in guerra, ma
si sente in pace…
in realtà è in guerra
senza saperlo…
senza indossare una
divisa…
senza essere qui in
Iraq.
Io credo che questo sia parte dell’uomo….

Io non sono qui solo per un maggior
guadagno, qualcuno forse…
ma, sono pochi,
qualcuno lo fa per spirito d’avventura,
qualcuno per patriottismo vero,
perché è il suo lavoro e qui può farlo al
meglio,
qualcuno per un senso del dovere,
io non volevo perdere questa mia ultima
occasione della mia vita,
alla mia età….
questa è l’ultima volta che potrò
partecipare ad una missione
come questa…
per me lo è veramente…così la sento….
Non hai tempo di
rilassarti,
nei brevi periodi di
ritorno a casa, in Italia,
qualcuno dice che ci
vogliono almeno 10 giorni
per recuperare la
coscienza di tutto quello che hai passato,
in realtà, non sei neppure
teso,
non riesci a capire
come sei esattamente,
lo potrai elaborare
solo nel tempo,
dopo il ritorno
definitivo, quando…
quando farai mente
locale di quello che è successo,
di quello che è passato
veramente….
Post Traumatic Stress Desorder… si… ne ho
sentito parlare,
ho letto qualcosa anche…non lo so,
dovrò valutare nel tempo perché so che si
manifesta molto tempo dopo,
quando tutto è apparentemente finito…
Credo che riguardi di
più gli Americani…
perché sono coinvolti
diversamente rispetto a noi…
ho letto che è in
relazione al grado e alla intensità del coinvolgimento bellico…
ma questo non vuol dire
che noi ne saremmo esclusi…
non so …..sinceramente
non lo so…
Gilberto Gamberini
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