
Lo
stress riempe d’infelicità anche chi lo cura.
Il maggiore medico Hasan, illustre psichiatra
più volte encomiato dall’esercito, è stato probabilmente vittima del suo
lavoro, unitamente al suo fanatismo religioso, alimentato dai racconti dei
reduci, che lui curava, ritornati
dall’Iraq e dall’Afghanistan, che aggredivano la “sua terra”.
Curava lo stress, il famigerato PTSD,
lo stress post traumatico da combattimento, la sindrome dei reduci che
tornano dalla guerra, il post traumatic stress desorder, che accomuna vittime,
testimoni, esecutori, e che si alimenta dei ricordi delle brutture e delle
perdite della guerra.
Ma
non solo della guerra,
perché la
vita spesso è una guerra anche essa, parca di piaceri e irta di spine.
Anche
l’abbandono, dopo un amore infelice, che invece di illuminare, boccheggia,
come un pesce fuor d’acqua.
Ed allora anche chi lo cura è preso dal
tarlo della infelicità, del non essere, del nulla che avanza sul pieno si
lascia mordere da quel vampiro famelico del ricordo del dolore e dell’angoscia
e, prenda chi prenda, a casaccio, distribuisce la morte e il dolore senza
discriminare a chi la dà,
a
se stesso e anche agli altri,
come un guerriero dell’apocalisse.
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Fonte Libero Fonte La Stampa
New York, 8 nov. (Adnkronos) - Non faceva parte di un gruppo terroristico lo
psichiatra militare Nidal Malik Hasan che giovedi’ 5 novembre ha aperto il
fuoco nella base di Fort Hood, in Texas, uccidendo 12 soldati e una guardia e
ferendo altre 30 persone. Lo scrive il quotidiano ‘New York Times’ che cita
fonti investigative convinte, al contrario, che il medico dell’esercito di
religione musulmana abbia fatto tutto da solo.
La polizia non esclude comunque l’ipotesi, sottolinea il quotidiano, che
l’autore della strage volesse compiere un attentato suicida. Dall’esame del suo
computer e’ risultato, tra l’altro, che il maggiore 39enne di origine giordana
ha visitato diversi siti internet di movimenti islamici, oltre a uno scambio di
mail con persone appartenenti a movimenti estremisti….