
Gilberto Gamberini
Copyright © 2004-2008
[Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati
E la
continuazione del racconto
“le parole che
non hai mai
detto e che non hai mai ascoltato da tuo padre”.
Il carro
dell'Oregon è una ipnosi indiretta,
usando il
racconto, come coinvolgimento e suggestione,
come faceva Milton
H. Erickson.
Si
riferisce ad una ragazzina di 14 anni.
Il problema di Marianna era complesso:
in questa seduta
volevo affrontare e superare
la visione che lei
aveva del padre.
Il padre se ne
era andato di casa
e lei nutriva
odio verso di lui,
per averla
abbandonata,
odio che
partiva dal desiderio e dall’amore verso il padre.
Non volevo e non
potevo alimentare
sue false
speranze ed aspettative,
e neppure
fomentare il suo odio.
Il racconto
metaforico mi permetteva
di lavorare
all’interno di una metafora,
che lei gradiva
e che le toglieva
l’ansia e la
paura di un coinvolgimento diretto.
Quando una
persona, che è con te,
vede, ascolta,
percepisce cose che non esistono,
e le segue,
elaborandole
dentro di se a suo modo e alla sua maniera
si può definire
come una situazione di trance,
equivalente ad
uno stato di ipnosi.

L'ipnosi nasce, non
da una tecnica,
ma da un
coinvolgimento progressivo nel racconto.
Come rendersi
conto che la cosa funziona?
Ci si basa sulle
reazioni del paziente,
Si osserva i
movimenti degli occhi,
il suo viso, che
si rilassa o si contrae,
lla sua
respirazione, che si accorcia o che diviene più profonda,
dal suo modo di
essere corporeo
e dal suo stato
di rilassamento
e di piacere che
prova e che trasmette.
Non occorre
forzarlo a chiudere gli occhi,
li chiuderà da
solo
se gli piace
sognare su quella storia,
se è coinvolto.
Una ulteriore
conferma lo si ha nella seduta successiva.
Se, nella seduta
successiva, ti parla lui, per primo,
del carro per
l'Oregon
significa che ha
elaborato la storia
e che vuole
proseguirla ancora.
Se i famigliari
ti raccontano che sono stati coinvolti nella storia,
nel senso che il
paziente ne ha parlato con loro,
significa che
quella metafora
ha rappresentato il senso del suo problema,
che non è più
dentro di lui,
ma, nel racconto.
Tutto questo è
metafora,
è racconto
attraverso il canale di ascolto auditivo,
è film
quando la comunicazione diviene immagine,
è percezione di
sensazioni e quindi coinvolgimento profondo,
ed è anche ipnosi
oltre che psicoterapia ericksoniana.

In realtà, Milton Erickson
passava da una
all'altra continuamente,
senza
discontinuità:
metafore
continue,
distrazioni,
ecc.
Quello che importa è che l'attenzione del paziente sia focalizzata
su quello che state dicendo.
Come ottenere
questo?
Se non vi
ascolta e ve ne rendete conto
allora dovete muovervi,
girategli
intorno,
aprite la
finestra o quant'altro
in modo che la
sua attenzione visiva sia concentrata su di voi,
poi dal visivo
ritornate sull'auditivo,
cambiate tono di
voce,
modulate la voce
finchè non recuperate l'ascolto,
toccatelo
leggermente, basta sfiorarlo
e avrete anche
una comunicazione sensoriale percettiva.
E' una specie di
rappresentazione teatrale,
ma non è la
vostra, per voi stessi e per mettervi in mostra,
ma è per
rappresentare in scena quel problema
e visto che è
rappresentato,
voi come regista
e sceneggiatore lo potete modificare.
Perchè tutto
questo avviene?

Avviene, semplicemente,
perchè state
usando la comunicazione
che usa
l'inconscio per
comunicare e per elaborare le cose,
cioè il canale
auditivo, sensoriale percettivo e visivo.
Lo state
occupando tutto e lui non può far altro che seguirvi.
Ma gli imput che
voi date sono aperti,
mai forzosi, attraverso
la storia tutto è più dolce
e il paziente
prenderà quello che gli serve,
senza sentirsi
preso direttamente in mezzo e coinvolto.
Gilberto Gamberini
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