Gilberto Gamberini
La Sindrome di
Stoccolma L’amore per il carnefice Natascha Kampusch

La Sindrome di Stoccolma L’amore per il
carnefice Natascha Kampusch
Dal film il “Portiere di notte” alla
cronaca: Natascha Kampusch
La Sindrome di Stoccolma
è una situazione psicologica
in cui la vittima di una violenza
fisica, psichica
o psico-fisica
manifesta emozioni positive verso il suo
aguzzino,
che possono diventare coinvolgimenti,
sentimenti, legami,
fino all'innamoramento.
Trae origine dalla capitale della Svezia, Stoccolma,
dove,
nel 1973, dopo una rapina in banca,
gli ostaggi chiesero clemenza, in forma
inusitata, per i loro sequestratori.
Non sempre si manifesta,
paradossalmente più vi è coinvolgimento e
drammaticità nella vicenda
più può manifestarsi,
come se il lieto fine cancellasse
l’evento….
Ma non è solo questo….

Paradigmatico della Sindrome di Stoccolma
il film di Liliana Cavani, del 1974 : Il
Portiere di notte,
in
cui Dirk Bogart interpreta il ruolo di un ex ufficiale nazista,
aguzzino nei campi di sterminio.
La vittima, un’ebrea, Charlotte Rampling,
si innamora di lui, o meglio entra a fare parte di una inquietante vicenda reciproca,
di sado masochismo,
un ruolo di slave, la schiava e il dominatore,
il piacere di essere dominati e di
dominare,

fino a quello che si potrebbe chiamare
amore, quell’amore che non conosce tempo, che va contro
il tempo, e che tragicamente unisce nell’epilogo i due protagonisti.
Perché un amore quando è così assoluto può
solo terminare ….
Nel film i due protagonisti, si
rincontrano alla fine della guerra, lei è sopravvissuta, lui sta per essere
riciclato, introdotto dai camerati in un nuovo ruolo, che comporta
la
cancellazione e completa giustificazione del passato, di quanto è già
accaduto, come se appartenesse a qualcuno che non esiste più.
Abbiamo già parlato della importanza
del ruolo, e qui ne possiamo avere un lucido esempio, che poi trova
riscontro nella veridicità della cronaca.
Charlotte Rampling si incatena al letto di
lui, un legame indissolubile, oltre il tempo ed oltre la ragione, un legame
indissolubile tra la vittima e l’aguzzino che va oltre il presente e il futuro,
ma che si alimenta solo del passato, della dolcezza del passato che cancella la
sua tragica drammaticità.
Vengono perseguitati dagli ex camerati, in
una visione del mondo antitetica che non può e non vuole comprendersi.
Gli ex camerati che rinnegano e cancellano
quel passato, e i due protagonisti che lo vogliono far rivivere.
Finirà come doveva finire, lei che ritrova
un abito simile a quello indossato nel lager, lui che indossa la sua divisa da
ufficiale nazista, vanno insieme incontro alla morte.
Charlotte Rampling è la “sua bambina” una
sua creatura, e lei si sente tale, fino alla morte.

per fortuna esistono i sogni...
che compensano i nostri desideri
di trasgressione....

ed impediscono, a volte, che diventino
fatti di cronaca...
Ed è questo il
significato del sogno e la sua importanza....

Natascha Kampusch, la giovane austriaca
fuggita dalle mani del suo rapitore dopo essere rimasta otto anni chiusa in un
garage non
vuole vedere sua madre….
Spiegabile questo atteggiamento mentale….
Il buono, pensiamo che sia così….non è
esistito in tutti questi anni, sarà stato implorato, pregato, si sarà pianto
per averlo accanto….ma non c’era…..certamente non per colpa sua ma, comunque,
non c’era, non rappresentava una entità reale….la realtà era chi c’era, il
suo aguzzino, che comunque c’era, con gesti che oltre al possesso,
manifestavano il suo affetto….
E’ normale per un bambino passare
dall’amore all’odio, paradossalmente più manca la fonte dell’amore, più lo si
nega….lo si fa per sopravvivere….
A
volte lo fa anche l’adulto….per sopravvivere….
Se il buono manca, se il buono non riesce
a salvarmi, se non può farlo….è colpevole di non averlo fatto….
Più sono forti le aspettative a riguardo e
più questo sentimento di amore iniziale diventa apparente indifferenza e poi
odio col passare del tempo….
Anche l’eventuale morte del buono, di chi
doveva proteggermi e non l’ha fatto, in questo caso il genitore….è vissuto come
un tradimento, una mancanza….
Che non mi fa vivere….

Paradossalmente diviene l’aguzzino,
l’unica fonte di affetto e di amore, perché è l’unica entità presente in un
mondo a parte, di cui finirò per sentirmi parte, in quanto non sono più parte
del mondo di prima di quell’evento…..
Nella vittima intervengono inoltre sintomi
del PTSD,
che si trasformano nel tempo, fino a sublimarsi nell’innamoramento, proprio
perché manca totalmente il reinserimento nel mondo reale….
Non ho altri termini di confronto, non ho
altro per superare quello che mi accade…..
Ho solo quel continuo accadere…..
Nel caso di Natascha Kampusch, inoltre la
madre potrebbe essere ritenuta responsabile del divorzio dal
padre…..l’eventuale punto di riferimento positivo, non solo ha abbandonato me, non
mi ha salvato, ma ha abbandonato anche mio padre…..durante la mia assenza….

Quel vestito che Natascha Kampusch ha
conservato dal giorno del suo rapimento….da lì bisognerebbe ripartire….
per
riportare alla luce una memoria…che Natascha Kampusch non si vuole
ancora riappropriare, ed in cui non vuole rientrare….al momento….come è tipico
del PTSD….
Ci vorrà del tempo….come in una
elaborazione del lutto….di un genitore
che c’è ma che in realtà non c’è e non c’è stato per ben 8 anni….perché
il mondo per Natascha Kampusch non è quello reale ma quello vissuto, subito,
amato….in quel garage….

Che Natascha Kampusch abbia avuto rapporti
di sua volontà col rapitore, non muta, anzi rafforza quello di cui stavamo
parlando….
Ed in più era anche il suo modo di
manifestare un suo rimasuglio di potere…..
Un potere che la donna possiede….

come diceva Milton
Erickson….
di trasformare
un pene minaccioso in un misero ciondolino…..

Al di là di Natascha Kampusch….oltre
Natascha Kampusch….
Per quanti di noi il mondo è solo una sua
parte….
Ed a volte uno squallido garage…..
Tra una tanichetta d’olio ed uno
straccio….
un briciolo,
sia pur squallido,
d’amore….

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