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Gamberini]. Tutti i diritti riservati.
Il Linguaggio fantastico del film
del sogno

Il Sogno
è la massima e più completa realizzazione
della nostra parte non razionale, cioè la parte emozionale,
che potremmo chiamare Inconscio,
ovverosia parte non cosciente, che,
a volte, per varie circostanze fortuite,
per esempio quando ci svegliamo mentre lo
stiamo facendo,
riusciamo a ricordare e a fermare nella
coscienza
oppure quando si tratta di un sogno
ricorrente
oppure quando è un sogno a puntate,
che continua la trama e gli elementi del
precedente.

Il Sogno è un film,
è il film della parte emozionale,
che ne è il regista, sceneggiatore, e
montatore.
Si svolge a livello di profondità maggiore
della realtà reale,
ecco perché l’impatto è sempre molto
intenso.
E’ una sensazione ed immagine, pura,
senza freni razionali e coscienti,
che raggruppa sensazioni, immagini e
suoni,
che abbiamo raccolto, a livello
sublminale,
nello spazio temporale della nostra vita,
in una completa distorsione spazio
temporale,
nel senso, che, passato, presente e
futuro,
diventano un unico tempo,
i cui passaggi dall’uno all’altro sono
determinati
dalla Analogia e dalla Assonanza,
di fatti accaduti in tempi diversi
o che devono ancora accadere…
Sensazioni,
che, si raggruppano insieme solo perché
sono simili,
anche se avvenute in tempi diversi
o non ancora avvenute,
sensazioni inconsce di nostre paure,
aspirazioni, desideri profondi,
che, la luce del giorno scioglie,
ma che la notte alimenta.
Immagini, suoni e voci si comportano allo
stesso modo delle sensazioni.
Il sogno rappresenta una comunicazione
globale
tra spazi e tempi diversissimi,
senza il limite che la razionalità impone.

Rappresenta una comunicazione globale
tra tempi già avvenuti e tempi ancora da
venire,
tra spazi già occupati e spazi ancora da
occupare.
E tutto è incredibilmente vero,
per cui possiamo essere ancora non nati,
nel grembo di nostra madre,
alimentati dai ricordi inconsci,
oppure passare oltre la morte,
la nostra morte,
nella vita che ci aspettiamo ancora da
vivere,
secondo le aspirazioni che abbiamo,
di quella vita non ancora accaduta.

L’inconscio è un regista
sceneggiatore,
che non ha limiti di spesa e non ha
problemi di gradimento,
compone come lui vuole,
facendoci approdare dove lui vuole.
Per lui
particolari tecnici sono insignificanti,
e il materiale scenico,
fantastico,
e della trama è infinito,
perché raggruppa l’intero ciclo della
nostra vita,
raccolto a livello subliminale,
cioè con circa dieci volte i dati,
che, coscientemente,
pensiamo razionalmente di possedere
ed inoltre ingloba tutti i dati
sensoriali,
di immagine e di suoni e di voci,
che raccoglie dagli altri intorno,
nelle comunicazioni inconsce
interpersonali.

E questi dati,
li mette insieme senza alcun limite di
fantasia,
in un tempo distorto,
non solo per i tempi del tempo considerato
(passato, presente, futuro)
ma, anche,
concentrandoli in un tempo,
in cui avvengono molte più cose di un
tempo reale,
1 secondo del tempo inconscio
può essere equivalente a 10, 100, 1000,
10.000 secondi del tempo cosciente reale.
L’inconscio,
nel suo film del sogno,
comprime i suoi dati come in un file zip.

Come interpretare un sogno?
Interpretarlo secondo la nostra parte
razionale
significherebbe ridurre un capolavoro
cinematografico
ad un film spazzatura.
Bisogna affrontarlo
secondo gli schemi-non schemi
che l’inconscio propone,
cioè occorre capire il linguaggio
della parte emozionale,
che si esplica essenzialmente attraverso
sensazioni, immagini e suoni,
assemblati tra loro in modo analogico e
per assonanza.
Per comprendere correttamente un sogno,
è necessario ed essenziale comprendere noi
stessi,
ascoltare il nostro profondo ed esserne in
sintonia.
E’ necessario mantenere questa
comunicazione aperta.
Nel film del Sogno,
possiamo interpretare diversi attori
contemporaneamente,
essere diverse persone o cose o essenze,
ed assumere sessi diversi, senza alcun
limite.
Nel sogno possono essere straordinariamente
invertite le valutazioni della vita e
della morte,
a vantaggio di elementi scenici,
in cui i colori e le immagini e le
sensazioni
acquistano una importanza preponderante
rispetto a questi concetti “terreni”
L’effetto scenico può catturarci
completamente
e divenire protagonista,
a scapito di valori reali,
divenendo un film della non vita e della
non morte,
in una quasi eternità.

Facciamo un esempio di questo tipo.
Che potremo chiamarlo Hiroschima.
Hiroschima
Il cielo, sulla lunga linea
dell’orizzonte,
era di diverse tonalità e profondità di
arancione,
con delle strie rossastre, che,
a tratti si stratificavano
e poi si ri-nascondevano,
eclissandosi nell’arancione,
come coda di drago.
E poi quel misto di arancione e di rosso
esplodeva verso l’alto,
come una colonna di luce accecante,
bucando la volta celeste
e poi allargandosi a fungo,
si ricomponeva in alto .
Ma Marco non vide quel fungo,
aveva volto le spalle a quanto accadeva
e aveva iniziato a fuggire,
in una fuga istintiva,
senza sapere come e perché,
in una non cosciente sensazione,
che, la morte poteva avere quei bei
colori,
come un fiore del male.
Poi la scena ricominciava,
ma, Marco era qualcun altro,
che riviveva la stessa scena
con altro corpo e altra mente.
Marco piegò il capo verso terra
e si inginocchiò,
come fosse alla presenza di un nuovo Dio,
che, si materializzava
in quei colori di fuoco e lava….

In contemporanea, allo stesso tempo,
come a simboleggiare un desiderio di chi
aveva il capo piegato,
ma che voleva vedere.
Marco restò a fissare quello spettacolo,
affascinato dal fatto che qualunque cosa
potesse essere,
mai più i suoi occhi avrebbero rivisto.
Ora quell’incanto cessava,
il tempo sembrava ritornare a scorrere.
Ora Marco
fuggiva,
si sentì percosso da una frustata che gli
lacerava i vestiti
e che lo sollevava in aria, come uccello
senza ali,
ma stranamente senza paura e senza dolore,
in una corsa senza fine avvolto in una
nebbia di vuoto assoluto.
Ma poi quel vuoto si riempiva di oggetti,
che gli correvano intorno
e lo superavano e che lui avrebbe voluto
fermare e raggiungere.
Non gli importava di morire,
era dolce quel morire, perché era dolce
quel volare….
Ora, Marco
aveva un bel corpo di donna,
di una donna che non aveva mai visto, ne
conosciuto,
ma a cui sentiva di appartenere.
Marco-donna faceva il bagno in quel
piccolo laghetto,
indugiava a piccole bracciate, verso il
pontile in legno,
da lì guardò affascinata lo spettacolo
di quel quadro dell’arancione e dei rossi
nel cielo,
che si mischiavano e si rincorrevano.
Poi l’acqua cominciò a scaldarsi e poi a
ribollire,
illuminata da quel arancione e rosso del
cielo.

Poi quel cielo di rosso e arancione cadde
giù
e
colpì l’acqua come uno schiaffò,
e l’acqua cominciò a volare nel cielo,
mentre il pontile si scioglieva
ed un muro grigio, da dietro, avanzava inglobando tutto,
e Marco restava imprigionato, ma allo
stesso tempo,
protetto nel fango, mentre quel muro
grigio gli passava sopra.
Quando si risollevò coperto di fango, come nuova pelle, il cielo era blu ed un sole forte brillava
nel cielo
ed i suoi occhi sorridevano, per la vita
che ritornava.
E fuori,
nel giorno della realtà che iniziava,
il sole brillava.

Gilberto Gamberini
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