Copyright © 2004-2008 [Gilberto
Gamberini]. Tutti i diritti riservati.

Questo
amore così violento.
Potremmo distinguere le due
parole,
per evitare che amore diventi
sinonimo e parte in un qualche modo della violenza
e viceversa
che si possa cogliere nella
violenza una forma di amore.
Noo… la violenza è sempre
intolleranza dei desideri e dei voleri
dell’altro,
ed esprime l’idea,
l’ideologia che l’altro non si possegga,
ma lo
si possegga.

“Se mi lasci ti distruggo.”
E’ la premessa ideologica,
l’idea che sta a monte
che giustifica la frase.
Se accetto l’ideologia divengo una
vittima predestinata e sacrificale,
se non l’accetto ritorno ad essere
libero/a.

L’ideologia è il possesso dell’altro,
l’amarlo ti giustifica questo
diritto,
in realtà, è l’altro che ti
concede di essere amato,
posseduto,
e quando l’altro non ti ama più,
ti ritira questa concessione.

Il possesso può riguardare coloro che si
amano,
ma non solo,
anche i genitori, madri
e padri possono divenire spietati aguzzini
quando vengono lasciati,
quando la loro creatura cammina con le
proprie “gambine.”

È la difficoltà dell’amore,
non la sua serenità,
che induce questa degenerazione
dell’amore.
L’indipendenza dell’amato
o del figlio, o del
famigliare,
diviene intollerabile.

Non fatevi mai distruggere da nessuno,
non chiedetevi se lo fa per amore o per
odio,
fuggite,
ribellatevi, lasciatelo….
è solo una palla al piede, prigionieri/e
a vita.


Enfatizzare scelte reciproche di
violenza,
condivise, ma comunque minoritarie,
ed, a volte,
punte dell’iceberg di turbe psicologiche
dovute a passate violenze,
è comunque deviante e può essere, per
menti più deboli, un incitamento alla violenza.
Anche il parlarne
in un certo modo e la violenza verbale
fanno parte di questa istigazione.
Tutto fa audience, tutto fa violenza….
non facciamoci violentare….
Se
non per piccoli e condivisi baci….

Gilberto Gamberini
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